lunedì 11 maggio 2026

LANCIA CONVINCE ANCHE SULLA TERRA: IL PORTOGALLO CONSACRA LA YPSILON RALLY2 HF

Podio, scratch e leadership nel WRC2: al debutto mondiale su sterrato la nuova Lancia dimostra velocità, carattere e una maturità tecnica superiore alle aspettative.

C’è un dettaglio che conta più di ogni classifica, più di ogni scratch e persino più di un podio: la credibilità tecnica. Ed è proprio lì che Lancia Corse HF, in Portogallo, ha lanciato il messaggio più importante della propria stagione mondiale.


Perché il Rally del Portogallo non perdona nessuno. È la gara delle pietre nascoste sotto il fango, delle carreggiate profonde che strappano il volante dalle mani, delle sospensioni messe al limite e dell’aderenza che cambia curva dopo curva. È il banco di prova che separa i progetti promettenti da quelli realmente pronti a competere nel WRC2.

Ed è su questo terreno che la Lancia Ypsilon Rally2 HF Integrale ha affrontato il proprio esordio mondiale su sterrato.
Dopo le vittorie consecutive su asfalto in Croazia e alle Canarie, il rischio era evidente: passare dalla precisione chirurgica dell’asfalto alla brutalità della terra portoghese avrebbe potuto ridimensionare entusiasmi e aspettative. Invece è successo l’opposto. La Ypsilon Rally2 HF Integrale ha dimostrato di possedere una base tecnica sorprendentemente solida anche nelle condizioni più estreme.

La classifica finale racconta solo una parte della storia. L’altra, forse la più importante, parla del ritmo mostrato da Yohan Rossel e Arnaud Dunand. Costretti a partire immediatamente dietro le Rally1, i francesi hanno trovato prove speciali devastate dai solchi lasciati dalle vetture della classe regina. Una situazione che, soprattutto il venerdì, ha trasformato ogni passaggio in una lotta continua contro il fondo. Eppure Rossel è rimasto agganciato alle posizioni di vertice del WRC2, segnale chiaro di una vettura già competitiva anche lontano dal proprio habitat naturale.

Poi è arrivata la sfortuna. Quando la rimonta sembrava poter riaprire completamente i giochi, un contatto con una roccia nella penultima speciale del sabato ha fermato temporaneamente l’equipaggio. Episodi che nei rally fanno parte del mestiere, soprattutto quando si spinge al limite per cercare prestazione su terreni così selettivi.

Ma proprio qui emerge il valore del weekend portoghese per Lancia Corse HF: il risultato non cancella i progressi. Anzi, li rende ancora più evidenti.
Perché mentre Rossel cercava la rimonta, Nikolay Gryazin e Konstantin Aleksandrov costruivano una gara di sostanza e velocità. Secondi assoluti tra le Rally2, autori di due scratch di categoria, i due hanno interpretato perfettamente un rally dove spesso conta più sopravvivere che attaccare. Gryazin, pur senza raccogliere punti WRC2 personali, ha portato in dote punti pesantissimi per il campionato Team, permettendo a Lancia Corse HF di conservare la leadership della classifica.

Ed è questo il vero dato politico e sportivo del Portogallo: Lancia non è più soltanto una storia nostalgica da raccontare agli appassionati. Sta diventando una realtà tecnica credibile all’interno del mondiale rally.

La Ypsilon Rally2 HF Integrale è ancora un progetto giovane, inevitabilmente in fase di crescita, ma ha già mostrato una caratteristica fondamentale per chi vuole vincere nel WRC2: adattabilità. Vincere sull’asfalto può essere frutto di un equilibrio specifico. Essere competitivi anche sulla terra, nel fango e nelle condizioni più variabili del mondiale, significa invece avere una piattaforma tecnica completa.

Il Portogallo, in questo senso, vale quasi quanto una vittoria.
Perché nei rally moderni il cronometro racconta la velocità, ma sono le gare dure a raccontare il potenziale. E sulle strade scavate del nord del Portogallo, Lancia Corse HF ha dimostrato di avere entrambe le cose.

Foto: fonte web 

domenica 10 maggio 2026

L’ETNA INCORONA FAZZINO

La vittoria del giovane siracusano alla Catania Etna è il manifesto di una nuova generazione capace di unire velocità, intelligenza e identità siciliana.

C’è qualcosa di profondamente simbolico nel vedere un giovane siciliano conquistare la Catania-Etna con la naturalezza dei predestinati. 
La 49ª edizione della cronoscalata organizzata dall’Automobile Club Catania non è stata soltanto una gara spettacolare lungo i 7,5 chilometri della SP 92: è stata la fotografia nitida di un movimento che, sulle strade dell’Etna, continua a rigenerarsi senza perdere la propria identità.

A firmare l’albo d’oro è stato Luigi Fazzino, ragazzo di Melilli che ormai non può più essere considerato una promessa. Con la sua Osella PA 30 ha dominato con lucidità e maturità, fermando il cronometro su un complessivo 6’05”30. 
Numeri importanti, ma ancora più impressionante è stata la sensazione di controllo trasmessa dal giovane siracusano: aggressivo quanto basta, veloce senza mai apparire oltre il limite. È il segnale più incoraggiante per chi guarda al futuro delle cronoscalate italiane.

L’Etna, del resto, non perdona improvvisazione. 
Qui servono coraggio, sensibilità e rispetto per un tracciato che cambia ritmo e aderenza curva dopo curva. Fazzino ha dimostrato di possedere tutto questo. E soprattutto ha mostrato una qualità rara nei giovani talenti: la capacità di leggere la gara. “Guidare con grinta ma senza rischi” non è una frase fatta; è la sintesi perfetta di una vittoria costruita con intelligenza.

Alle sue spalle è arrivata la risposta di una Sicilia motoristica vivissima. Michele Puglisi e Antonino Salamone, entrambi sulle performanti Nova Proto NP03 motorizzate Aprilia, hanno completato un podio che racconta molto più di una semplice classifica. Racconta il ricambio generazionale di una disciplina che, lontano dai riflettori del grande motorsport internazionale, continua a produrre talento autentico.

Puglisi ha corso con il trasporto emotivo di chi quella gara la vive da sempre, prima da spettatore e poi da protagonista. Salamone, invece, è stato la sorpresa più fresca del weekend: un debutto esaltante, fatto di velocità e naturale adattamento a una vettura tanto rapida quanto tecnica. Dietro di loro anche Emanuele Schillace, rientrato alle salite dopo il titolo italiano Slalom, ha confermato che il vivaio del Sud continua a rappresentare una risorsa enorme per l’automobilismo nazionale.

La Catania Etna 2026, però, lascia anche il retrogusto amaro delle occasioni mancate. Il forfait di Francesco Conticelli, costretto allo stop dal riacutizzarsi del problema al ginocchio, ha privato la gara di uno dei protagonisti più attesi. Così come pesa l’assenza di Samuele Cassibba, fermato da problemi tecnici prima ancora delle prove. Due assenze che hanno inevitabilmente modificato gli equilibri, ma che non tolgono nulla al valore della vittoria di Fazzino.

E poi ci sono le storiche, patrimonio culturale prima ancora che sportivo. Il successo di Gaetano Palumbo nel Quarto Raggruppamento e quello di Giovanni Cassibba tra le storiche ricordano quanto la passione per la salita siciliana sappia attraversare epoche e generazioni. Tra Fiat X1/9, Alfetta, Fulvia e prototipi Osella, la Catania Etna continua a essere un museo dinamico della velocità.

In un motorsport sempre più industriale e distante dal territorio, gare come questa conservano un’anima autentica. Qui il pubblico sente il rumore dei motori rimbalzare sulla pietra lavica, conosce i piloti per nome e trasforma una cronoscalata in una festa popolare. È questa la forza delle salite italiane: saper unire competizione, identità e passione.

Foto: fonte web 



NEL CAOS DELLE ASTURIE EMERGE MERLI: FREDDEZZA E CLASSE DA NUMERO UNO

Sotto un cielo che fa le bizze, il campione europeo in carica conquista la Subida al Fito con una prova di lucidità ed esperienza, rilanciando il suo ruolo di riferimento assoluto della montagna continentale.


Sotto un cielo impazzito, tra pioggia, grandine e continui cambi di aderenza, è emerso ancora una volta il talento e la freddezza di Christian Merli. Il campione europeo in carica ha conquistato la 54ª Subida al Fito, secondo appuntamento del Campionato Europeo della Montagna, imponendosi su uno dei tracciati più selettivi del calendario: 5,350 chilometri stretti, tortuosi e senza respiro, dove servono precisione assoluta e capacità di adattamento.

In Spagna non è stata una semplice gara di velocità, ma una sfida di interpretazione. Le condizioni atmosferiche hanno trasformato la salita asturiana in una lotteria tecnica, costringendo piloti e team a continui compromessi nell’assetto e nella scelta delle coperture. Eppure Merli, al volante della Nova Proto NP01, ha saputo leggere ogni cambiamento con lucidità da veterano, costruendo il successo manche dopo manche.

La prima salita aveva premiato il tedesco Alexander Hin, autore del miglior tempo in 2’41”875 davanti a Merli. Terza posizione per lo spagnolo Joseba Iraola Lanzagorta, mentre alle loro spalle chiudevano il francese Kevin Petit e O’Play, entrambi su Nova Proto. Una manche in cui Hin aveva sfruttato al meglio le condizioni della strada, trovando il guizzo vincente in un contesto già estremamente delicato.

Ma la risposta di Merli non si è fatta attendere. 
Nella seconda manche il trentino ha alzato il ritmo e soprattutto la qualità della guida, fermando il cronometro su 2’55”360 e mettendo tutti in fila. Petit ha limitato il distacco in 2’57”299, mentre Iraola ha confermato solidità e costanza con il terzo tempo in 2’58”022. Più in difficoltà Hin, soltanto quarto a oltre cinque secondi dalla vetta. Alle spalle dei migliori, Jordi Vilardell Moreno ha preso il posto di O’Play nella top five.

Con il regolamento che prevedeva tre salite e lo scarto del peggior tempo, la continuità si è rivelata decisiva. Ed è proprio lì che Merli ha costruito il suo successo: velocità, esperienza e capacità di non sbagliare in una gara resa imprevedibile dal meteo. Una vittoria pesante, non soltanto per il risultato finale, ma per il messaggio lanciato al campionato.

Alle spalle del fuoriclasse trentino hanno concluso Hin e Iraola, con Petit fuori dal podio e O’Play sesto dietro Vilardell. Ma ancora una volta, nella montagna europea, il riferimento resta Christian Merli.

Il podio per somma dei tempi:
1° Merli (Nova Proto NP 01), 5'37"266
2° Hin (Nova Proto NP 01) a 5”027, 
3° Iraola Lanzagorta (Nova Proto NP 01) a 7”142.

lunedì 4 maggio 2026

ANTONELLI, L'ALBA DI UN'ERA: MIAMI CONSACRA IL NUOVO DOMINATORE

Tre vittorie consecutive e una leadership senza crepe: a 19 anni, il talento italiano trasforma la promessa in dominio e ridisegna gli equilibri della Formula 1.









C’è un momento, nello sport, in cui il talento smette di essere una promessa e diventa una dichiarazione. Quel momento, oggi, porta il nome di Andrea Kimi Antonelli.


Vincere una gara può essere un episodio. Due consecutive iniziano a suggerire qualcosa di più. Tre di fila, invece, non lasciano spazio a interpretazioni: è dominio. 

Il Gran Premio di Miami non è stato soltanto il terzo sigillo consecutivo del giovane bolognese, dopo Cina e Giappone, ma la certificazione definitiva che la Formula 1 ha trovato il suo nuovo punto di riferimento.

A 19 anni, Antonelli non sta semplicemente sorprendendo: sta riscrivendo le aspettative. 
La sua leadership nel mondiale, ora consolidata con un margine significativo su George Russell, non è frutto di circostanze favorevoli, ma della capacità, rarissima, di controllare ogni fase della gara. A Miami lo ha fatto con la naturalezza dei veterani, gestendo pressione, strategia e momenti chiave con una lucidità disarmante.

La gara della Florida, sulla carta più equilibrata rispetto alle precedenti, ha esaltato ancora di più il suo valore. 
Le McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri erano competitive, le Ferrari avevano portato aggiornamenti importanti, e perfino Max Verstappen restava una variabile pericolosa. Eppure, nessuno è mai riuscito davvero a impensierirlo.

E dire che l’inizio non era stato privo di insidie. Allo spegnimento dei semafori Antonelli scatta meglio rispetto alle uscite precedenti, ma viene subito attaccato da Verstappen. Nel difendersi è costretto ad allargare la traiettoria, spalancando la porta a Charles Leclerc, che si prende la leadership nelle prime fasi. È un momento chiave: molti avrebbero perso ritmo o lucidità, lui no.

La sua Mercedes gli consente di rientrare rapidamente in partita. Con calma, senza forzature, Antonelli ricuce lo strappo: riprende Leclerc, poi gestisce alla perfezione la fase dei pit stop, superando anche Norris nella girandola delle soste. Il sorpasso decisivo arriva attorno a metà gara, quando si libera definitivamente anche di Verstappen, penalizzato da pneumatici più usurati.

Da quel momento in poi, la corsa prende la forma che ormai sta diventando familiare: quella dettata dal passo di Antonelli. Norris prova a restare agganciato, ma non trova mai il margine per affondare il colpo. È una pressione costante ma sterile, perché il pilota italiano non concede spiragli, né errori.

Alle loro spalle, la gara si anima. La crescita della McLaren è evidente con il doppio podio sfiorato, mentre la Ferrari vive un pomeriggio dai due volti: competitivo nella prima parte, caotico nel finale. Leclerc, dopo aver accarezzato a lungo il podio, paga caro un problema tecnico e soprattutto un testacoda nell’ultimo giro, scivolando indietro e facendosi superare, tra gli altri, dallo stesso Russell e da Verstappen.

Proprio Lewis Hamilton vive una gara in salita, condizionata da un contatto iniziale e da una vettura danneggiata, mentre Russell raccoglie più di quanto mostrato in pista, senza mai essere realmente in lotta per le posizioni di vertice.

Il quadro complessivo racconta di un campionato che si sta riequilibrando sul piano tecnico, con aggiornamenti che hanno avvicinato McLaren e Ferrari, ma che, paradossalmente, si sta sbilanciando sempre di più sul piano umano.

Perché oggi la differenza la fa un pilota.
E quel pilota è ancora lui: Andrea Kimi Antonelli. 
Tre vittorie consecutive non sono più una notizia, ma un’abitudine. E in Formula 1, quando il talento diventa abitudine, spesso significa solo una cosa: è iniziata un’era.

Foto: fonte web