Delecour e Riolo, due storie del rally a confronto all’Elba: 306 Maxi e Impreza riportano in prova speciale lo spirito e le sfide degli anni Novanta.
Ci sono nomi che, nel mondo dei rally, non hanno bisogno di essere accompagnati da una didascalia. François Delecour è uno di questi. Totò Riolo appartiene a una storia diversa, più profondamente legata al rallismo italiano e alle sue cronoscalate storiche, ma è ormai da tempo uno dei protagonisti capaci di dare autorevolezza e sostanza a questo universo. Metterli uno accanto all’altro, sulle strade del XXXVIII Rallye Elba Storico, significa dunque mettere a confronto due carriere, due esperienze e due modi differenti di interpretare una disciplina nella quale il talento del pilota resta inseparabile dal carattere della vettura.
È questa, forse, la prima ragione per guardare con particolare attenzione all’appuntamento elbano.
Sono due storie che si incontrano senza bisogno di essere forzate in un confronto artificiale. Perché il valore dell’operazione costruita da IKE Racing sta proprio nella naturalezza con cui due protagonisti di questa statura vengono affidati a due automobili che, a loro volta, raccontano una parte fondamentale della storia recente dei rally.
La Peugeot 306 Maxi di Delecour è la sintesi di una delle più raffinate interpretazioni della filosofia Kit Car degli anni Novanta. Una due ruote motrici nata per esaltare la precisione della guida, la rapidità nei cambi di direzione e la capacità di sfruttare ogni centimetro di asfalto. Una macchina che ancora oggi conserva un’identità tecnica e sonora immediatamente riconoscibile.
La Subaru Impreza L555 ORO di Riolo racconta invece l’altra faccia di quella stessa epoca. Quella delle quattro ruote motrici, della trazione integrale diventata uno degli elementi distintivi del rally moderno e di una scuola tecnica giapponese che ha lasciato un segno indelebile nell’immaginario degli appassionati.
Non è soltanto una questione di prestazioni. È una questione di cultura automobilistica.
La 306 Maxi e l’Impreza appartengono alla stessa grande stagione storica, ma ne rappresentano due interpretazioni profondamente differenti. È proprio questa distanza a renderle affascinanti. Da una parte la ricerca esasperata dell’efficacia attraverso le due ruote motrici; dall’altra la possibilità di scaricare la potenza attraverso quattro pneumatici. Due filosofie che tornano a incontrarsi oggi, non in un museo e nemmeno in una semplice parata, ma nel contesto competitivo di uno dei rally storici più importanti del calendario.
Perché il Rallye Elba Storico non è soltanto memoria.
L’edizione numero 38 propone dieci prove speciali e oltre 140 chilometri cronometrati, articolati su tre giornate. Si parte giovedì 24 settembre con la prova cittadina di Capoliveri, si prosegue venerdì nella parte occidentale dell’isola e si chiude sabato sulle strade orientali, con l’arrivo nel centro storico di Capoliveri.
La gara avrà inoltre il peso specifico determinato dalla sua collocazione nei calendari internazionali e nazionali: l’Elba sarà infatti valido per il Campionato Europeo e per il Campionato Italiano Rally Auto Storiche, rappresentando anche il settimo e penultimo appuntamento del CIRAS. Una fase della stagione nella quale il cronometro comincia inevitabilmente ad assumere un valore ancora maggiore, perché diversi titoli sono ancora in discussione.
E allora l’Elba diventa qualcosa di più di una semplice celebrazione del passato. È il luogo nel quale il passato torna a essere presente, con i suoi protagonisti, le sue automobili e soprattutto la sua dimensione agonistica.
Delecour e Riolo saranno al centro dell’attenzione, ma attorno a loro ci sarà un parterre all’altezza della tradizione della gara: Renato Travaglia con la Ford Sierra Cosworth 4x4, Enrico Brazzoli con la Porsche 911, Valter Pierangioli sulla Ford Sierra e gli altri protagonisti del CIRAS contribuiranno a costruire un confronto nel quale storia e competizione continueranno a procedere sullo stesso tracciato.
È questo il vero valore di un rally storico quando riesce a essere autentico: non limitarsi a ricordare ciò che è stato, ma restituirgli una funzione nel presente.
Per tre giorni, sulle strade dell’Elba, una Peugeot 306 Maxi e una Subaru Impreza torneranno a raccontare gli anni Novanta. François Delecour e Totò Riolo saranno chiamati a interpretarle secondo il proprio stile. E il cronometro, come sempre, avrà l’ultima parola.
Perché la memoria dei rally può essere custodita nei libri, nelle fotografie e nei filmati. Ma quando un motore si accende, una vettura entra in prova speciale e il pubblico sente arrivare quel suono che appartiene a un’altra epoca, la storia smette semplicemente di essere raccontata.
Torna a correre.

















