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lunedì 31 agosto 2026

ANTONINO MIGLIUOLO "O'PLAY", IL CAMPIONE DELLA CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL'EUROPEO

Tre gare senza Merli hanno cambiato gli equilibri, ma non cancellano il valore dell’impresa: Migliuolo conquista la Categoria 2 con la Nova Proto NP03 e diventa il primo pilota dell’era moderna dell’Europeo a laurearsi campione in entrambe le categorie. A Buzet resta ancora da assegnare il titolo di Categoria 1.
















Christian Merli è assente da tre gare. Limanowa, Saint-Ursanne e ora Ilirska Bistrica: tre appuntamenti consecutivi senza il pilota trentino, che negli ultimi anni ha rappresentato uno dei riferimenti assoluti del FIA European Hill Climb Championship. La sua assenza ha inevitabilmente cambiato gli equilibri di un campionato che, nella seconda parte della stagione, ha preso una direzione diversa da quella che sembrava possibile soltanto poche settimane fa.


Ma sarebbe riduttivo leggere il titolo europeo di Antonino Migliuolo “O’Play” soltanto attraverso ciò che è mancato.

A Ilirska Bistrica, penultimo appuntamento dell’Europeo, Migliuolo ha chiuso matematicamente i conti con la Categoria 2. Non serviva vincere il Gruppo P2: il secondo posto alle spalle di un Fausto Bormolini ancora una volta superlativo è stato sufficiente per aggiungere i 18 punti necessari a portare il suo bottino a quota 187 e rendersi irraggiungibile.

È il primo grande verdetto della stagione 2026. Ed è soprattutto un titolo costruito sulla continuità.

Un campionato vinto con la regolarità.

O’Play non è stato sempre il più veloce, ma è stato quello capace di esserci, di raccogliere, di capitalizzare. In un campionato condizionato dalle assenze e dagli imprevisti, il valore della continuità è emerso con forza.

Migliuolo ha interpretato alla perfezione il sistema di punteggio FIA e ha trasformato ogni opportunità in punti pesanti. Anche l’assenza di Merli ha avuto un peso nella corsa al titolo, così come lo zero di Joseba Iraola a Ilirska Bistrica, fermato da un problema alla pompa della benzina della sua Nova Proto prima della seconda manche.

Ma il campionato non si vince con i “se” e con i “ma”. Si vince con i punti che si raccolgono quando gli altri non riescono a farlo.

E Migliuolo li ha raccolti.

Il secondo posto nel P2 in Slovenia è stato dunque sufficiente per mettere il sigillo su una stagione che assume un valore particolare anche per il percorso tecnico compiuto dal pilota italiano. Dopo i titoli di Categoria 1 conquistati nel 2021 e nel 2025, O’Play ha cambiato completamente prospettiva, passando dalla Mitsubishi Lancer Evo IX alla Nova Proto NP03 e affrontando per la prima volta con continuità il mondo dei prototipi.

Un cambio di categoria che avrebbe potuto richiedere tempo. Invece è arrivato immediatamente il titolo.

Bormolini, ancora lui.

Se Migliuolo festeggia il campionato, Fausto Bormolini si conferma uno dei protagonisti più brillanti di questo finale di stagione.

Dopo la grande prestazione di Saint-Ursanne, il valtellinese ha dominato anche a Ilirska Bistrica il Gruppo P2 con la Wolf Mistral, precedendo in entrambe le salite proprio O’Play. Il suo 4’41”474 complessivo gli è valso anche il quarto posto assoluto FIA EHC, alle spalle delle tre Nova Proto del Gruppo P1.

Bormolini sembra avere trovato nel finale di stagione una competitività di altissimo livello. E se il titolo ormai è sfuggito, la sua presenza davanti a tutti nel P2 aggiunge ulteriore valore al risultato di Migliuolo: il nuovo campione ha dovuto comunque confrontarsi con un avversario in grande forma.

Petit concede il bis.

Davanti a tutti, ancora una volta, c’è Kevin Petit.

Il francese ha confermato il successo ottenuto a Saint-Ursanne, conquistando a Ilirska Bistrica la seconda vittoria consecutiva. Con la Nova Proto NP01 ha dominato entrambe le manche, chiudendo con un tempo totale di 4’18”175 e precedendo Petr Trnka e il rientrante Igor Stefanovski.

Petit ha dunque cambiato marcia proprio nel momento decisivo della stagione. Dopo una prima parte di campionato senza il rendimento che ci si attendeva, il francese sembra ora aver trovato il passo per stare davanti a tutti.

Per Iraola, invece, la Slovenia si è trasformata in un’occasione persa. Il vincitore di Limanowa ha disputato la prima salita, ma il guasto alla pompa della benzina lo ha costretto al ritiro, togliendogli punti preziosi e chiudendo definitivamente anche le residue possibilità di tenere aperta la lotta per la Categoria 2.

Meisel fermo, Jurišić ne approfitta.

Se la Categoria 2 ha già il suo campione, la Categoria 1 dovrà invece attendere Buzet.

Il protagonista più sfortunato del fine settimana è stato Reto Meisel. Lo svizzero è uscito di scena già nelle prove del sabato, quando un incidente nella seconda salita ha danneggiato la sua vettura al punto da impedirgli di prendere parte alle manche della domenica.

Una beffa pesante, soprattutto perché Meisel era arrivato in Slovenia per difendere la leadership con la Mitsubishi Lancer Evo V.

A raccogliere l'occasione è stato Reinhold Taus, autore di una prova eccellente con la Subaru Impreza P4 Turbo e sesto assoluto nel FIA EHC. Ma soprattutto ha guadagnato terreno Matija Jurišić, che ha portato al traguardo la Peugeot 308 TCR raccogliendo punti importanti nella sfida per il campionato.

Il risultato di Meisel, tuttavia, dovrà essere interpretato attraverso il sistema degli scarti previsto dal regolamento. Lo zero di Ilirska Bistrica potrebbe infatti diventare il risultato da eliminare dal computo finale.

Per questo la partita resta apertissima.

Il verdetto è arrivato. Ma non tutto è deciso.

Ilirska Bistrica ha consegnato il primo campione europeo del 2026. Ed è forse questo il dato più significativo.

Antonino Migliuolo non ha avuto bisogno di vincere l'ultima gara, né di essere sempre davanti a tutti. Ha avuto bisogno di essere costantemente presente e di trasformare la continuità in un'arma competitiva.

Ha approfittato delle occasioni, comprese quelle create dalle assenze di Merli, ma soprattutto ha costruito un vantaggio che nessuno è più in grado di cancellare.

Ed è proprio qui che il titolo assume il suo significato più importante.

O’Play era arrivato al 2026 da campione di Categoria 1. Ha cambiato macchina, categoria e avversari. Dodici mesi dopo, è campione anche in Categoria 2. Nell’era moderna dell’Europeo, dal 1983, è il primo pilota a riuscire nell’impresa di conquistare il titolo continentale in entrambe le categorie.

Un primato che va oltre la semplice statistica.

A Ilirska Bistrica Migliuolo non doveva dimostrare di essere il più veloce. Doveva dimostrare di essere il più bravo a portare a termine il lavoro.
Lo ha fatto.

Ora resta Buzet. Per O’Play sarà la prima gara da campione europeo. Per la Categoria 1, invece, sarà la gara del verdetto.

E mentre il campionato si prepara all’ultimo atto, una certezza rimane: Merli è ormai il grande assente di questo finale di stagione. La sua lunga pausa ha inevitabilmente pesato sugli equilibri, ma non può togliere nulla a chi, come Migliuolo, ha saputo trasformare ogni gara in un passo verso il titolo.

domenica 30 agosto 2026

CASSIBBA CALA IL TRIS: LA SILA È ANCORA SUA

Il ragusano conquista per la terza volta consecutiva la storica cronoscalata dell’Automobile Club Cosenza. Leogrande è secondo, Ferragina completa il podio e Bassi firma una convincente quarta posizione.













Samuele Cassibba è ancora una volta il Re della Sila. Il pilota ragusano ha conquistato per il terzo anno consecutivo la Coppa Sila, firmando con la Nova Proto NP01 di Ateneo Motorsport il successo nella 44ª edizione della cronoscalata organizzata dall’Automobile Club Cosenza.

Cassibba ha coperto i 9,5 chilometri del selettivo tracciato in 4’56”71, precedendo di 16”01 Francesco Leogrande, secondo assoluto con l’Osella PA 4C in 5’12”72. Sul terzo gradino del podio è salito Francesco Ferragina, primo dei calabresi e vincitore della classe E2SC-SS 1600 con l’Elia Avrio ST09 Evo, autore del tempo di 5’21”27.

Una gara concreta e autorevole quella di Cassibba, capace di interpretare al meglio un percorso tecnico e impegnativo. Il terzo successo consecutivo conferma la sua piena sintonia con la Coppa Sila e consacra una volta di più il pilota comisano tra i grandi protagonisti della velocità in salita.
Alle spalle del podio ha brillato Ettore Bassi. L’attore pugliese, al volante della Nova Proto NP03 Aprilia, ha chiuso al quarto posto assoluto, confermando i progressi di un percorso di crescita costruito gara dopo gara. Una prestazione significativa anche per il messaggio che Bassi porta con sé: il rispetto delle regole e della sicurezza come valori fondamentali, nello sport così come sulle strade di tutti i giorni.

Quinto posto per Nicola Paolo Almirante con la Wolf GB08, mentre il cosentino Gabrydriver ha conquistato la sesta posizione assoluta e il successo nel gruppo GT-GTCUP con la Ferrari 458. Felice Romano, settimo con l’Osella PA21 S, ha centrato il successo in CN 3000. Ottavo Antonio Aquila con la Seat Leon ST, protagonista nel gruppo Racing Start, mentre Daniele Longo, nono con la Honda Civic Type R, ha primeggiato in Racing Start Plus 2.0. La top ten è stata completata da Alessio De Luca, vincitore della Racing Start Cup con la Mini Cooper JCW.

Tra gli altri protagonisti, successi di Domenico Tomaselli in E1 con la Peugeot 106 1.4, Adolfo Eusebio in TCR con l’Audi RS3 LMS DSG e Domenico Verri in Racing Start Plus 1.6 con la Citroën Saxo VTS.

Grande spettacolo anche nelle categorie storiche e nel Campionato Italiano “Le Bicilindriche”, con Mirko Paletta vincitore su Fiat 500. Tra le Auto Classiche si è imposto Luigi Perrotta con la Citroën Saxo VTS, mentre nelle Auto Storiche il miglior tempo è stato quello di Mariano Gaccione con la Peugeot 205 R. I successi nei raggruppamenti storici sono andati a Francesco Incutto, nel 2° Raggruppamento con la Fiat 128, e a Gianmarco Grandinetti, nel 3° con l’A112 Abarth.

La 44ª Coppa Sila ha così confermato il prestigio di una delle gare più longeve e affascinanti della velocità in salita. Al centro, ancora una volta, lo spettacolo delle corse in montagna e la conferma della Coppa Sila come appuntamento di riferimento per il motorsport calabrese.

Foto: fonte web


CRONOSCALATA MONTE ERICE, IL PRESTIGIO DI UNA GARA CHE VA OLTRE IL CAMPIONATO

La 68ª edizione si prepara ad accogliere oltre 200 piloti, protagonisti di caratura nazionale e internazionale e un pubblico numeroso, confermando il ruolo della gara trapanese tra gli appuntamenti di maggior rilievo del panorama automobilistico italiano. Sport, storia, territorio e il nuovo Villaggio del Gusto per un weekend che celebra l'identità della Sicilia occidentale.

Ci sono gare che appartengono a un calendario e gare che, con il tempo, finiscono per appartenere a un territorio. La Cronoscalata Monte Erice è senza dubbio una di queste. La sua grandezza non si misura soltanto in secondi, classifiche e "cavalli", ma nella capacità di trasformare per un intero fine settimana la provincia di Trapani in una straordinaria capitale dello sport automobilistico.

La 68ª edizione della Monte Erice, in programma dal 4 al 6 settembre, arriva con numeri che raccontano già da soli la dimensione dell'evento: oltre 200 piloti, appassionati provenienti da ogni parte d'Italia e presenze anche oltre i confini nazionali. Un'autentica invasione sportiva e popolare che conferma quanto questa cronoscalata sia radicata nella cultura del territorio e nell'immaginario degli appassionati.

Perché alla Monte Erice non arrivano soltanto le automobili. Arrivano le squadre, i tecnici, i meccanici, le famiglie, gli appassionati, i tifosi. Arriva un pubblico che conosce la storia di questa salita e che sa riconoscere, metro dopo metro, il valore di una sfida che ha pochi eguali nel panorama nazionale. E arrivano piloti di caratura nazionale e internazionale, richiamati dal fascino di un tracciato che non concede sconti e che, contemporaneamente, regala uno scenario unico.

Quest'anno, però, c'è un elemento che merita una riflessione. La Monte Erice non è inserita nel Campionato Italiano Supersalita, la massima serie nazionale della specialità. Una scelta di calendario che potrebbe, superficialmente, far pensare a un ridimensionamento. Ma è proprio qui che la storia e la forza di questa gara raccontano una verità diversa.

La Monte Erice non ha bisogno di appartenere alla massima serie per essere una grande gara.
Il suo valore sportivo è costruito in decenni di storia, nella qualità dei piloti che continua ad attirare, nella difficoltà del percorso, nella tradizione e nella straordinaria partecipazione del pubblico. Una gara può uscire per una stagione dal campionato più prestigioso senza perdere il proprio status. Perché il prestigio, quando è autentico, non dipende esclusivamente da una casella del calendario.

La Monte Erice rimane, a pieno titolo, una delle cronoscalate più importanti del panorama automobilistico nazionale. Lo dimostra la risposta degli iscritti e lo dimostra il richiamo esercitato anche sui protagonisti provenienti dall'estero. 
Tra le presenze annunciate figura, nelle auto storiche, anche l'austriaco Harald Mössler, mentre dal Nord Italia arriva, tra gli altri, Andrea Buttura, a conferma di una partecipazione che travalica ampiamente i confini regionali.

E poi c'è il luogo.

È impossibile raccontare la Monte Erice senza raccontare la Sicilia occidentale. Il percorso non è soltanto un nastro d'asfalto sul quale misurare il talento dei piloti: è un viaggio dentro un paesaggio e una storia millenaria. Qui la velocità incontra la montagna, il mare, la cultura e la memoria.

È questo uno degli elementi che rendono la Monte Erice qualcosa di più di una semplice cronoscalata. La gara porta il nome di un territorio e, contemporaneamente, ne diventa ambasciatrice.
E quest'anno il rapporto tra Motorsport e territorio si rafforza ulteriormente con una novità che merita attenzione: il Villaggio del Gusto.
L'iniziativa, già apprezzata in occasione del Rally Valle del Belice, arriva alla Monte Erice con l'obiettivo di mettere in vetrina le eccellenze enogastronomiche locali.

Piazza Vittorio Emanuele, venerdì 4 settembre, durante le verifiche tecniche e sportive, diventerà così un punto d'incontro tra motori, pubblico, cultura e produzioni del territorio.
È una scelta intelligente, perché il Motorsport moderno non può più limitarsi alla dimensione agonistica. 

Una grande manifestazione sportiva deve essere anche occasione di promozione, incontro e valorizzazione. E quale modo migliore, in una terra come questa, se non attraverso i suoi prodotti, i suoi sapori e le sue tradizioni?

La Monte Erice diventa dunque anche una vetrina per raccontare Trapani e la Sicilia occidentale attraverso ciò che questa terra sa produrre e custodire. Il pubblico potrà vivere l'evento non soltanto guardando le auto affrontare la salita, ma immergendosi in un'esperienza più ampia, fatta di sport, gastronomia, cultura e convivialità.

Anche il percorso rinnovato e messo in sicurezza rappresenta un altro tassello importante. La qualità dello spettacolo deve necessariamente procedere insieme alla sicurezza di piloti, squadre e pubblico. È una condizione imprescindibile per una manifestazione che vuole continuare a guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.

Ed è proprio questo il punto: la Monte Erice non vive soltanto del suo passato, ma continua a costruire il proprio futuro.
Lo farà con oltre 200 concorrenti, con protagonisti di livello nazionale e internazionale, con un pubblico numeroso e appassionato e con un territorio pronto ad accogliere la carovana delle cronoscalate. Lo farà senza la vetrina del Campionato Italiano Supersalita, ma con una consapevolezza ancora più forte: il valore di una gara non si misura soltanto dal campionato nel quale è inserita, bensì dalla sua capacità di generare emozioni, interesse, partecipazione e identità.

La Monte Erice è tutto questo.
È sport, innanzitutto. È competizione, tecnica, coraggio e precisione. Ma è anche storia, paesaggio, cultura e ospitalità. È una festa popolare che ogni anno riaccende il rombo dei motori sulle strade di Erice e richiama in Sicilia protagonisti e appassionati da lontano.
Per questo la 68ª edizione non va considerata semplicemente come una gara che manca dal massimo campionato nazionale.
Va considerata per quello che è: una grande gara nazionale, con un'anima internazionale e un'identità profondamente siciliana.
E forse è proprio questa la sua forza più autentica. Perché alcune competizioni hanno bisogno di un campionato per essere grandi.


domenica 23 agosto 2026

FAGGIOLI FIRMA IL 15° TRIONFO A GUBBIO

Il 61° Trofeo Luigi Fagioli va a Simone Faggioli per la quindicesima volta. Di Fulvio e Torsellini completano il podio. Spettacolo e duelli sul filo dei centesimi in tutti i gruppi.










Il 61° Trofeo Luigi Fagioli, prima finale del Campionato Italiano Supersalita, ha celebrato ancora una volta il suo dominatore. Sul gradino più alto del podio di Gubbio è salito Simone Faggioli, davanti all’abruzzese Stefano Di Fulvio e al senese Mirko Torsellini. Un podio di grande prestigio, maturato al termine di una sfida che ha regalato spettacolo lungo i 4.150 metri della salita verso Madonna della Cima.

Per Faggioli è arrivata la quindicesima vittoria al Trofeo Luigi Fagioli, un traguardo che racconta meglio di qualsiasi aggettivo la dimensione del campione toscano. Il primo successo sul percorso eugubino risale al 2001 e, da allora, il legame tra il campione fiorentino e le strade di Gubbio non si è mai interrotto. Un rapporto lungo venticinque anni, impreziosito da quindici trionfi.

Al volante della Nova Proto NP01 Zytek 3000, Faggioli ha imposto il proprio ritmo in entrambe le salite. 
In gara 1 ha fermato il cronometro sull’1’35”95, migliorandosi ulteriormente nella seconda manche con 1’35”37. Il tempo aggregato di 3’11”32 gli ha consegnato un successo netto e, soprattutto, l’ennesima pagina di storia nella cronoscalata eugubina.

Alle sue spalle, invece, la battaglia è stata decisamente più serrata. Stefano Di Fulvio ha conquistato il secondo posto per una manciata di centesimi, riuscendo a precedere Mirko Torsellini al termine di due salite combattute fino all’ultimo metro. Un confronto da applausi, con i due separati da un margine minimo e capaci di tenere vivo l’interesse per il podio fino alla bandiera a scacchi.

La lotta per le posizioni di vertice ha coinvolto anche i due siciliani Samuele Cassibba e Francesco Conticelli, rispettivamente quarto e quinto assoluto, entrambi protagonisti con le Nova Proto NP01. 
I due hanno mostrato una progressione importante, confermandosi ormai stabilmente tra i grandi protagonisti della Supersalita. Sesto posto per Franco Caruso, ancora una volta al volante di una Nova Proto, mentre alle sue spalle si è sviluppato il duello delle Osella PA30: Luigi Fazzino ha chiuso settimo, precedendo Achille Lombardi.

La nona posizione assoluta ha premiato Giancarlo Maroni Jr., primo di classe 2000 con la Nova Proto turbo, mentre il francese Sébastien Petit ha completato la top ten con la Nova Proto motorizzata Zytek. Dieci nomi, dieci storie diverse, ma un denominatore comune: un livello tecnico e agonistico sempre più elevato.

Subito fuori dalla top ten, però, è arrivata una delle notizie più significative dell'intero weekend. Andrea Di Caro ha chiuso undicesimo assoluto, conquistando per la terza volta consecutiva il titolo italiano nel gruppo Motori Moto classe 1600. 

Un risultato straordinario, perché il pilota di Caltanissetta ha centrato anche l’ennesima vittoria consecutiva, confermandosi imbattuto al volante della NP03. Il terzo tricolore di fila è la certificazione di una superiorità costruita gara dopo gara e diventata ormai una costante della categoria.

Alle sue spalle ha brillato Filippo Ferretti, primo pilota umbro al traguardo del Trofeo Fagioli 2026. Al volante della Wolf GB08 Thunder, l’orvietano ha conquistato anche il Trofeo Mauro Rampini e il secondo posto nel gruppo Motori Moto. Terza posizione per il toscano Michele Gregori con la NP03. Non ha invece preso il via Michele Puglisi: il giovane etneo, grande protagonista nelle prove, è stato fermato da un problema al propulsore della sua NP03 dopo la prima ricognizione di sabato.

Nel gruppo CN il confronto era annunciato e ha mantenuto le promesse. Il leader ciociaro Alberto Scarafone e il bolognese Marco Capucci si sono affrontati senza risparmiarsi. Capucci ha avuto la meglio in gara 1 per appena otto centesimi e si è ripetuto nella seconda salita. Per Scarafone, però, il finale è stato amaro: un’uscita di strada lo ha costretto al ritiro in gara 2. Un episodio che non ha comunque cancellato quanto costruito nel campionato, permettendo al pilota ciociaro di confermarsi campione italiano di categoria.

Ancora tutto da decidere, invece, nel gruppo E2SH. Manuel Dondi ha sfruttato al meglio il weekend di Gubbio conquistando la vittoria con la Fiat X1/9 Alfa Romeo e riducendo le distanze dal leader tricolore Marco Gramenzi. Il teramano ha chiuso secondo con la spettacolare Alfa 4C silhouette spinta dal motore Judd, mentre sul terzo gradino è salito il rientrante maceratese Abramo Antonicelli con la Bmw M3. Il campionato, dunque, resta apertissimo e il prossimo appuntamento promette un autentico testa a testa.

Nel gruppo GT ha invece dettato legge il campione in carica Lucio Peruggini, nuovamente campione della GT SuperCup Divisione I. La Ferrari 296 Challenge del pilota ha dominato la scena, mentre l’atteso duello con Marco Iacoangeli è stato condizionato da un testacoda in gara 1. Il pilota romano, al volante della Bmw Z4, ha dovuto così lasciare spazio anche nella classe GT3, conquistata dal bresciano Ilario Bondioni con la Lamborghini Huracan GT3.

Bondioni ha chiuso terzo nell’aggregata assoluta del gruppo, alle spalle di Peruggini e di un efficace Giuseppe D’Angelo, secondo con la Ferrari 488 Challenge Evo. Per Iacoangeli è arrivata comunque la soddisfazione del titolo italiano GT3. Weekend più complicato, invece, per Michele Fattorini: l’orvietano è stato costretto al ritiro in gara 1, ma ha reagito con un’ottima top five in gara 2, mostrando indicazioni interessanti nel suo esordio al volante della Ferrari 296 Challenge.

Tra le Turismo TCR la sorpresa è stata Emidio Luzi. Il marchigiano ha portato la Seat Leon Cupra davanti a tutti, approfittando anche del problema che ha fermato Gianluca De Masi. Il pilota della Hyundai i30, velocissimo nelle prove di sabato e secondo in gara 1, è stato costretto allo stop, lasciando strada a Selina Prantl. La giovane altoatesina, al volante della Volkswagen Golf, ha conquistato il secondo posto di gruppo e anche la vittoria di classe DSG. Terzo Antonio Scorza con la Seat Leon Cupra.

In E1 è arrivata una domenica di conferme. Giuseppe Aragona ha trasformato la leadership tricolore in un’altra vittoria, imponendosi con la sua estrema Golf 7 motorizzata Audi. Il successo consente al cosentino di Villapiana di allungare ulteriormente in campionato. Alle sue spalle Alessandro Tortora ha conquistato un brillante secondo posto e la vittoria di classe 3000 con la Peugeot 106 turbo, precedendo la versione aspirata di Valerio Magliano, migliore tra le 1600.

Se in E1 il copione è stato quello della conferma, nei gruppi Racing Start lo spettacolo è stato decisamente più incerto.

In RS Cup Salvatore Tortora, fratello di Alessandro, ha compiuto un altro passo importante verso il titolo. Dopo essere stato battuto in gara 1 da Francesco Savoia per appena 33 centesimi, il pugliese ha reagito nella seconda salita, ribaltando la situazione e precedendo sul traguardo proprio il rivale diretto. Terza posizione per l’eugubino Kristian Fiorucci, anche lui al volante di una Peugeot 308. Un confronto che sintetizza alla perfezione il livello di equilibrio della categoria.

In RS Plus Giovanni Angelini ha invece chiuso definitivamente i conti. Il perentorio successo del pilota gli ha consegnato il titolo 2026, approfittando anche della giornata difficile del diretto rivale Giovanni Tagliente, al volante della Seat Leon. Sul podio di gruppo sono saliti Andrea Currenti e Fabio Titi, entrambi protagonisti con le Peugeot 106 aspirate.

E poi c’è stata la sfida che più di ogni altra ha fatto sorridere il pubblico: quella della RS Turbo. Il derby cosentino tra Salvatore Mondino e Antonio Aquila è finito con un autentico pareggio. I due piloti, entrambi su Seat Leon ST, hanno conquistato una vittoria a testa e, al termine delle due manche, hanno chiuso con lo stesso identico tempo aggregato: 4’17”31. Un equilibrio assoluto, quasi impossibile da immaginare in una gara di velocità in salita. A completare il podio di gruppo è stato Cosimo Laghezza con la Peugeot 308, risultato che gli ha permesso di conquistare la coppa di classe 1600.

Infine, tra le RS aspirate, il successo è andato al salernitano Francesco Paolo Cicalese con la Honda Civic. A contendergli la vittoria fino in fondo è stato l’umbro di Todi Lodovico Manni, secondo con la Renault Clio. Terzo l’eugubino Riccardo Pascolini con la Citroen Saxo, mentre il quarto posto è bastato a Paolo Scarpelli per mettere le mani sul suo primo titolo italiano. Il pilota cosentino di Castrovillari, leader tricolore, ha amministrato il vantaggio e ha potuto festeggiare lo scudetto al volante della Peugeot 106.

Gubbio consegna dunque una fotografia precisa della Supersalita italiana: Faggioli continua a scrivere la storia, ma dietro al fuoriclasse toscano la lotta è sempre più serrata. Podi decisi sul filo dei centesimi, titoli conquistati e altri ancora in bilico, duelli tra giovani promesse e campioni affermati. Il Trofeo Luigi Fagioli non è stato soltanto una finale: è stata la dimostrazione di quanto sia viva, combattuta e spettacolare la velocità in salita italiana.




domenica 9 agosto 2026

DI FULVIO DOMINA LE SVOLTE DI POPOLI

Il pilota teatino trionfa con la Nova Proto NP 01 nella 64ª edizione della cronoscalata abruzzese, precedendo Farris e Dellamaria.


Ci sono gare che si limitano a consegnare un vincitore e altre che, invece, raccontano qualcosa di più. La 64ª Svolte di Popoli appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Perché la cronoscalata abruzzese, prova del Campionato Italiano Velocità Montagna, non è soltanto una sfida contro il cronometro: è un confronto diretto tra uomini, macchine e una strada che non concede margini di errore.

A Popoli ogni curva ha il proprio peso, ogni traiettoria può diventare decisiva e ogni piccola sbavatura si trasforma inevitabilmente in secondi persi. È proprio su questo terreno che Stefano Di Fulvio ha costruito una vittoria netta e autorevole, portando la sua Nova Proto NP 01 al vertice con il tempo complessivo di 6'20"03.

Non è stata semplicemente una vittoria: è stata un'affermazione di forza. Di Fulvio ha imposto il proprio ritmo nei momenti decisivi, riuscendo a fare la differenza quando la gara chiedeva precisione, coraggio e capacità di interpretare ogni metro del percorso. Il distacco inflitto agli avversari racconta la superiorità del vincitore, ma non rende meno interessante una competizione che, alle sue spalle, ha offerto spunti di grande interesse.

Il secondo posto di Farris, sulla Wolf GB 08 Mistral, merita infatti una lettura tutt'altro che riduttiva. I 23"21 accusati da Di Fulvio rappresentano un divario significativo, ma vanno contestualizzati anche alla luce del confronto tra una vettura di classe 2000 e la Nova Proto 3000 del vincitore. Farris è stato comunque il principale antagonista della giornata e ha dimostrato di possedere velocità, consistenza e soprattutto l'ambizione necessaria per stare stabilmente nelle zone nobili della classifica.

Ancora più interessante, per certi versi, è il terzo posto di Dellamaria, autore di una prestazione convincente con la Wolf GB 08 Thunder 1600. Il suo ritardo di 46"27 non cancella il valore di un risultato che conferma quanto le vetture di questo tipo possano essere competitive anche su un palcoscenico impegnativo come quello di Popoli.

Alle sue spalle ha chiuso Ferragina, quarto assoluto con la Elia Avrio ST09, staccato di 54"36. Poi le Ferrari: quinta la 488 Evo di D'Angelo, a 55"82, e sesta la 296 di Gabrielli, con un ritardo di 1'02"04.

Ed è proprio qui che Popoli dimostra ancora una volta di essere molto più di una semplice graduatoria. La cronoscalata è uno degli ultimi luoghi del motorsport nei quali possono convivere filosofie tecniche profondamente diverse. Prototipi nati per aggredire la montagna, vetture specialistiche, sportive di altissimo livello e automobili che portano con sé una tradizione tecnica e commerciale completamente differente si ritrovano tutte sulla stessa linea di partenza, accomunate da un solo giudice: il cronometro.

La settima posizione di Scarafone, con l'Osella PA 21, aggiunge un altro tassello a questo mosaico. È la testimonianza di una tradizione, quella delle Osella nelle cronoscalate, che continua a trovare nelle Svolte di Popoli un terreno naturale per esprimere il proprio carattere.

Poi la classifica si apre ulteriormente alla varietà. Tortora, ottavo con la Peugeot 308 a 1'20"50, precede Nappi, nono con l'Aston Martin Vantage a 1'22"27. A chiudere la top ten è Stipani, decimo sulla Peugeot 106, a 1'31"71 dal vincitore.

Dieci posizioni, dieci interpretazioni diverse della velocità in salita. Ed è forse questo il vero fascino di Popoli.

La vittoria di Di Fulvio resterà giustamente al centro della cronaca, perché il pilota teatino ha dimostrato di avere qualcosa in più rispetto alla concorrenza. Ma la 64ª edizione delle Svolte racconta anche un'altra storia: quella di una specialità capace di conservare una straordinaria identità tecnica e agonistica, proprio mentre il motorsport moderno tende sempre più all'omologazione.

In salita non esistono alibi. Non ci sono strategie ai box che possano raddrizzare una traiettoria sbagliata, né lunghi stint nei quali recuperare il tempo perduto. Ci sono pochi chilometri, due salite e un cronometro.

A Popoli, questa volta, il cronometro ha parlato chiaro. E ha detto Stefano Di Fulvio.

domenica 2 agosto 2026

CARUSO DOMINA LA VITTORIO VENETO-CANSIGLIO: UNA VITTORIA D'AUTORE SULLE MONTAGNE TREVIGIANE

Il pilota siciliano firma una doppia prestazione impeccabile e conquista la 43ª edizione della cronoscalata. Denny Zardo assoluto protagonista tra le vetture storiche.









La 43ª edizione della cronoscalata Vittorio Veneto-Cansiglio ha regalato spettacolo, tecnica e adrenalina lungo i 5.930 metri della Strada Provinciale 422, il suggestivo tracciato che collega Fregona a Valsalega.

La gara, organizzata dall'Automobile Club Treviso, valida per il Campionato Italiano Velocità Montagna Zona Nord, ha confermato ancora una volta il prestigio di una competizione capace di esaltare talento, precisione e coraggio, mettendo i migliori specialisti delle cronoscalate di fronte a una prova impegnativa e altamente selettiva.

A prendersi la scena è stato Franco Caruso, autentico dominatore del weekend. Il pilota siciliano, al volante della Nova Proto NP01 3000, ha costruito il successo con due manche praticamente perfette, dimostrando un passo irraggiungibile per gli avversari. 

Già nella prima salita Caruso ha imposto il proprio ritmo fermando il cronometro in 2'46"83, precedendo Diego Degasperi, su Norma M20 FC, di 2"10 e Federico Liber, su Nova Proto NP01-2, di 3"66.

Nella seconda manche il copione non è cambiato. Caruso ha confermato tutta la sua superiorità, abbassando ulteriormente il riferimento con un eccellente 2'46"18. Alle sue spalle Degasperi ha contenuto il distacco in 1"44, mentre Liber ha chiuso nuovamente terzo a 3"37. 

La somma dei tempi ha così consegnato al siciliano una vittoria netta con il tempo complessivo di 5'33"01, frutto di una prestazione autoritaria e di una gestione impeccabile delle due salite. Un successo che conferma il valore del pilota e la competitività del binomio con la Nova Proto, sempre più punto di riferimento nelle gare in salita.

Alle spalle del vincitore, Diego Degasperi ha confermato la propria competitività con due manche molto regolari, mentre Federico Liber ha completato il podio assoluto mantenendo un ritmo costante e restando sempre tra i protagonisti della competizione.

Grande interesse anche tra le vetture storiche, dove Denny Zardo ha lasciato il segno con una prestazione di assoluto livello. Al volante della Giada T118 ha conquistato entrambe le manche, imponendosi nella prima in 3'13"37 davanti alla Porsche 935 di Giuseppe Gallusi, staccato di 29 secondi. Nella seconda salita Zardo è riuscito persino a migliorare la propria prestazione, fermando il cronometro in 3'06"35 e ampliando ulteriormente il margine su Gallusi, secondo a 35"99, confermando una superiorità mai messa in discussione.

La Vittorio Veneto-Cansiglio si conferma così uno degli appuntamenti più affascinanti del panorama delle cronoscalate italiane, capace di unire una tradizione consolidata a un percorso tecnico che continua a premiare i migliori interpreti della specialità. L'edizione numero 43 va in archivio nel segno di Franco Caruso, autore di una prestazione di altissimo profilo che resterà tra le immagini simbolo della stagione del Campionato Italiano Velocità Montagna Zona Nord.

domenica 12 luglio 2026

FAGGIOLI, IL TERMINILLO È ANCORA SUO

Decimo sigillo del fiorentino alla Rieti-Terminillo con il nuovo record in 4'48"55. Di Fulvio sfiora l'impresa e cede per appena 24 centesimi, Torsellini completa il podio. Di Caro allunga tra le Sportscar Motori Moto, Peruggini piega Iacoangeli per tre millesimi nelle GT, mentre Tosini conquista vittoria e titolo italiano TCR 2026.

Il Campionato Italiano Supersalita è il palcoscenico dove emergono le qualità più autentiche dei piloti. Talento, coraggio, sensibilità di guida e capacità di interpretare ogni metro di asfalto fanno la differenza in una disciplina che non concede margini di errore. 

La 61ª Rieti-Terminillo, quinto appuntamento della massima serie ACI Sport, ne è stata la dimostrazione più eloquente: una gara intensa, spettacolare e combattuta fino all'ultimo metro dei 13,450 chilometri tra la Colonna di Lisciano e Pian de' Valli, conclusa con Simone Faggioli che ha alzato la 59ª Coppa Bruno Carotti.



Il decimo sigillo del fuoriclasse fiorentino sul Terminillo è arrivato al termine di una sfida destinata a rimanere negli annali. Al volante della Nova Proto NP01 Bardahl, il portacolori Best Lap ha fermato il cronometro in 4'48"55, nuovo record della salita laziale, dovendo però spremere fino all'ultimo cavallo della sua sport prototipo per respingere il deciso attacco di Stefano Di Fulvio. L'abruzzese della Scuderia Vesuvio, sulla Nova Proto NP01 sovralimentata, ha sfruttato al meglio l'esperienza maturata dodici mesi fa, interpretando la gara con aggressività e precisione chirurgica. Alla fine il cronometro ha emesso il suo verdetto: 4'48"79 e appena 24 centesimi di ritardo. Un nulla, in una salita di quasi cinque minuti, che racconta meglio di ogni altra cosa il livello raggiunto dalla Supersalita.

Alle spalle dei due protagonisti ha completato il podio Mirko Torsellini. Il toscano, sulla Norma M20 FC, ha chiuso in 4'50"31, rimanendo a 1"76 dal vincitore e confermandosi tra i protagonisti assoluti della categoria regina.

Anche alle spalle del podio lo spettacolo non è mancato. Luigi Fazzino ha conquistato la quarta posizione con la Osella PA30, continuando il lavoro di sviluppo su una vettura che mostra ancora ampi margini di crescita, mentre Achille Lombardi ha completato la top five confermando un percorso di costante avvicinamento ai migliori. Sesta piazza per Samuele Cassibba, bravo a trasformare un fine settimana complicato in un risultato positivo, impreziosito anche dal premio per la migliore accelerazione nei primi 200 metri.

Tra le Sportscar Motori Moto continua invece il dominio di Andrea Di Caro. Il pilota siciliano della Nova Proto NP03 Aprilia ha centrato il quinto successo stagionale con una prestazione semplicemente autoritaria, rifilando addirittura otto secondi ai rivali e rafforzando la propria leadership tricolore. Alle sue spalle Michele Puglisi, per l'occasione sulla vettura del Team Faggioli, mentre Filippo Ferretti ha conquistato un altro meritato podio, confermando i progressi della Wolf GB08 Aprilia.

Da applausi anche il confronto tra le Gran Turismo, probabilmente il più combattuto dell'intero weekend. Lucio Peruggini e Marco Iacoangeli hanno dato vita a un duello senza esclusione di colpi, deciso dal cronometro con uno scarto quasi impercettibile: appena tre millesimi di secondo. A sorridere è stato il foggiano sulla Ferrari 296 Super Cup Divisione 3, capace di precedere la BMW Z4 GT3 del pilota romano al termine di una sfida di altissimo livello tecnico. Sul podio anche Giovanni Del Prete, che ha completato l'ottima giornata delle Ferrari 296.

Nelle altre classi GT, Rosario Iaquinta ha firmato il successo nella Super Cup Divisione 2 al rientro sulla Lamborghini Huracán, mentre Luca Gaetani ha avuto la meglio sull'esperto Piero Nappi nel confronto tra Porsche 992. In GT Cup, invece, Stefano Artuso ha costruito il successo con una perfetta interpretazione della salita al volante della Ferrari 458, precedendo il calabrese Gabri Driver, apparso meno incisivo del consueto sulle rampe del Terminillo.

Nel gruppo E1 è tornato al successo Giuseppe Aragona, che ha saputo sfruttare tutta la potenza della sua Volkswagen Golf 7 motorizzata Audi, ritrovando il pieno potenziale della vettura. Alle sue spalle Alessandro Tortora ha espresso al meglio la Peugeot 106 Turbo, mentre Domenico Chirico ha conquistato il terzo gradino del podio e il primato tra le vetture aspirate.

La gara laziale ha incoronato anche il primo Campione Italiano Supersalita 2026. Luca Tosini, grazie all'ennesima vittoria ottenuta con l'Audi RS3 LMS nel gruppo TCR, ha conquistato matematicamente il titolo tricolore, precedendo Antonio Scorza, anch'egli su Audi RS3 LMS, e Selina Prantl, nuovamente vincitrice della classe DSG con la Volkswagen Golf.

Nel gruppo E2SH è arrivata un'altra prestazione di grande spessore da parte di Manuel Dondi, che ha portato al successo la spettacolare Fiat X1/9 motorizzata Alfa Romeo, confermando un feeling speciale con una vettura tanto affascinante quanto impegnativa da interpretare. Alle sue spalle ha chiuso un competitivo Marco Gramenzi, sempre più efficace con l'evoluta Alfa Romeo 4C equipaggiata con il poderoso motore Judd da quattro litri, mentre Marco Ballarini ha completato il podio con la Renault Clio.

Nella Racing Start Cup il miglior tempo è stato quello del campano Salvatore Tortora sulla Peugeot 308, davanti al pugliese Francesco Savoia, su vettura gemella, e a Fabio Semeraro con la Renault Clio Cup, anche se la classifica resta momentaneamente sub judice in attesa dell'esito di un reclamo.

Tra le Racing Start Plus continua invece il momento d'oro di Giovanni Angelini. Il portacolori della Egnathia Corse ha imposto ancora una volta la propria legge al volante della MINI, confermando il perfetto feeling con una vettura che sul Terminillo gli ha consentito di esprimersi al massimo. Seconda posizione per Vanni Tagliente con la Seat Leon Cupra, mentre Roberto Megale ha completato il podio dopo aver conquistato anche il successo nella classe 1.6 aspirata, precedendo Fabio Titi per appena nove centesimi.

Nella Racing Start Turbo il beniamino di casa Antonio Scappa ha sfruttato al meglio la Seat Leon Station Wagon conquistando una vittoria di grande valore davanti al leader di campionato Salvatore Mondino, più concentrato sull'ottica tricolore, e al giovane Antonio Aquila. Tra le Racing Start aspirate, infine, Paolo Scarpelli ha confermato il proprio dominio con la Peugeot 106 precedendo Vito Di Leo, anche lui su Peugeot, mentre Raffaele Lo Schiavo ha completato il podio con la Honda Civic conquistando punti preziosi nella classe RS 2000.

La Rieti-Terminillo si conferma così una delle cronoscalate più affascinanti e selettive del panorama europeo. Una gara che, ancora una volta, ha premiato chi ha saputo coniugare velocità, precisione e coraggio, ribadendo il valore tecnico del Campionato Italiano Supersalita e lasciando il campionato più aperto e spettacolare che mai.


domenica 28 giugno 2026

LA COPPA PAOLINO TEODORI INCORONA I RE DELLA MONTAGNA

La 65ª Coppa Paolino Teodori conferma il suo prestigio internazionale: quarto appuntamento della Supersalita e sesta prova dell'Europeo, con Faggioli dominatore in Italia e Merli sempre più leader nel continente.

La Coppa Paolino Teodori continua a essere molto più di una semplice cronoscalata. L'edizione numero 65 della classica ascolana ha ribadito il ruolo centrale della gara nel panorama internazionale, trasformando il tracciato marchigiano nel palcoscenico dove si sono incrociate le ambizioni dei protagonisti della Supersalita italiana e del Campionato Europeo della Montagna. 

Un fine settimana che ha esaltato il livello tecnico della disciplina, offrendo al pubblico un confronto di assoluto prestigio tra i migliori specialisti del continente.
La validità della competizione quale quarta prova del Campionato Italiano Supersalita e sesto appuntamento del Campionato Europeo ha ulteriormente accresciuto il peso specifico della gara. 

Due campionati, due classifiche, ma un unico denominatore comune: la presenza dei migliori interpreti della velocità in salita, capaci di trasformare ogni manche in una sfida sul filo dei decimi. Ascoli si è così confermata uno degli appuntamenti più attesi della stagione, decisivo non solo per i punti in palio ma anche per misurare lo stato di forma dei grandi protagonisti.

Nel Campionato Italiano Supersalita la firma è stata ancora una volta quella di Simone Faggioli. Il fuoriclasse fiorentino, al volante della Nova Proto NP01, ha imposto il proprio ritmo in entrambe le salite, fermando il cronometro in 2'11"822 nella prima manche e migliorandosi ulteriormente in gara due con uno straordinario 2'11"344. Prestazioni che confermano una superiorità costruita sulla perfetta sintonia tra pilota e vettura.

Alle spalle del vincitore, Stefano Di Fulvio ha disputato una gara di altissimo livello, risultando l'unico pilota capace di contenere il distacco dal leader in entrambe le salite e conquistando così un meritato secondo posto assoluto.

Nella seconda manche è invece emerso Francesco Conticelli, autore di una brillante rimonta che gli ha permesso di chiudere al terzo posto davanti a Samuele Cassibba. 
Luigi Fazzino, tra i protagonisti della prima salita, ha invece perso terreno nella manche decisiva, terminando quinto.

Nella classifica assoluta stilata sulla somma dei tempi delle due manche, il successo è andato a Faggioli, davanti a Stefano Di Fulvio e Luigi Fazzino.

Se Faggioli ha dominato la scena tricolore, nel Campionato Europeo è stato Christian Merli a raccogliere il bottino più prezioso. 
Il pilota trentino ha costruito il successo grazie alla vittoria nella prima salita e a un secondo posto nella seconda, dove solo lo spagnolo Joseba Iraola Lanzagorta è riuscito a precederlo per pochi centesimi.

La somma dei tempi ha comunque premiato Merli con il successo assoluto in 4'27"313, davanti allo stesso Lanzagorta e a Kevin Petit.
Per Merli si tratta della quinta vittoria nelle prime sei gare della stagione continentale, un rendimento che conferma il suo ruolo di punto di riferimento europeo.

La Coppa Paolino Teodori ha così ribadito la propria vocazione internazionale: una gara capace di riunire i migliori piloti del continente e di offrire uno spettacolo tecnico di altissimo livello. Ad Ascoli hanno vinto Faggioli e Merli, ma a uscire rafforzata è soprattutto la cronoscalata, sempre più protagonista nel panorama del motorsport europeo.




domenica 21 giugno 2026

PIKES PEAK, IL TERZO POSTO DI FAGGIOLI E LA CONFERMA DI UN'ITALIA PROTAGONISTA.

L'Italia sfiora il colpo grosso alla Pikes Peak 2026: Faggioli chiude terzo dopo un problema tecnico, Dumas vince e Degasperi brilla con il quarto posto.


La 104ª edizione della Pikes Peak International Hill Climb lascia all'Italia un misto di orgoglio e rimpianto.

Il principale riguarda senza dubbio Simone Faggioli, autore di una prestazione eccezionale per tutta la settimana sulle montagne del Colorado. Il campione toscano aveva dominato prove libere e qualifiche, conquistando una meritata pole position e candidandosi con pieno merito alla vittoria assoluta.

In gara, però, un problema tecnico ha compromesso la sua salita, impedendogli di esprimere tutto il potenziale della Nova Proto NP01 ATM Bardahl. Nonostante l'inconveniente, Faggioli ha saputo limitare i danni e chiudere al terzo posto assoluto, dimostrando ancora una volta talento, esperienza e capacità di reagire alle difficoltà.

Ad approfittare della situazione è stato Romain Dumas, autentico specialista della "Race to the Clouds". 
Il francese ha conquistato il successo al volante della Ford Super Mustang Mach-E fermando il cronometro a 8'18"202 e centrando la sua sesta vittoria alla Pikes Peak. 
Un risultato che lo consacra ulteriormente nella storia della cronoscalata più celebre del mondo. 

Sul percorso di quasi 20 chilometri e 156 curve che si arrampica fino a quota 4.302 metri, Dumas ha saputo interpretare al meglio ogni settore della salita, confermandosi il vero re della montagna americana.

Se la vittoria è sfuggita, l'Italia può comunque sorridere grazie alla straordinaria prestazione di Diego Degasperi. Il trentino ha conquistato un eccellente quarto posto assoluto, confermando l'altissimo livello raggiunto dai piloti italiani nelle competizioni in salita. In un contesto tecnico e ambientale tra i più impegnativi del motorsport mondiale, Degasperi ha saputo mantenere un ritmo competitivo e costante, rafforzando la presenza azzurra nelle posizioni di vertice.

La giornata è stata invece segnata da momenti di forte apprensione per Franco Caruso. Il pilota siciliano, impegnato sulla Nova NP01 EMAP 3.0 Biturbo, è stato protagonista di un'uscita di strada lungo il tracciato, con la vettura finita in una vallata adiacente al percorso. 

Per alcuni minuti la preoccupazione è stata enorme, ma il sollievo è arrivato rapidamente quando Caruso è uscito autonomamente dall'abitacolo ed è stato assistito dai soccorsi senza riportare conseguenze fisiche. 
Si interrompe così anzitempo la sua avventura americana, proprio mentre stava affrontando la sfida con determinazione e tempi incoraggianti.

La Pikes Peak 2026 consegna dunque agli archivi l'ennesima impresa di Dumas, ma lascia anche la sensazione che il risultato finale avrebbe potuto raccontare una storia diversa. Il problema tecnico che ha frenato Faggioli priva infatti la gara di quello che sembrava essere il duello più atteso. 

Restano però la competitività dei piloti italiani, il quarto posto di Degasperi e il lieto fine della vicenda Caruso. Elementi che confermano come il tricolore continui a essere protagonista anche sulle nuvole del Colorado.

Foto: fonte web 

domenica 14 giugno 2026

GRAN PREMIO DI BARCELLONA: ANTONELLI SI FERMA, HAMILTON RISVEGLIA LA FERRARI

Il leader del Mondiale interrompe la serie di cinque vittorie consecutive per un guasto a tre giri dalla fine. Il britannico conquista il primo successo con la Rossa, spezzando un digiuno che durava dal 2024 e rilanciando le ambizioni di Maranello.













La straordinaria striscia di cinque vittorie consecutive di Kimi Antonelli si interrompe nel modo più amaro possibile. A tre giri dalla conclusione del Gran Premio di Barcellona, quando il giovane leader del Mondiale occupava una solida seconda posizione con la Mercedes, la sua monoposto si è improvvisamente fermata, costringendolo al ritiro e privandolo di punti preziosissimi nella corsa al titolo.

A prendersi la scena sul circuito catalano è stato infatti Lewis Hamilton, autore di una vittoria dal sapore storico. Il sette volte campione del mondo ha conquistato il suo primo successo in gara con la Ferrari, riportando la Scuderia sul gradino più alto del podio dopo un digiuno che durava dal 2024. Un trionfo atteso, cercato e infine arrivato alla 31ª presenza del britannico al volante della Rossa.

La vittoria di Barcellona rappresenta molto più di un semplice risultato. Per Hamilton è la 106ª affermazione in carriera, un numero che continua ad aggiornare un record già straordinario. Ma soprattutto è il coronamento di un percorso iniziato tra aspettative enormi e inevitabili difficoltà. Dopo mesi di adattamento e risultati altalenanti, il campione inglese ha finalmente trovato la sintonia necessaria con la Ferrari per trasformare il potenziale in successo.

Alle sue spalle hanno concluso George Russell, che ha regalato alla Mercedes un secondo posto importante ma reso meno brillante dal contemporaneo ritiro di Antonelli, e Lando Norris con la McLaren, ancora una volta competitivo ma non abbastanza per contendere la vittoria. La sensazione è che il Mondiale stia entrando nella sua fase più interessante, con diversi protagonisti in grado di inserirsi stabilmente nella lotta per il vertice.

Per la Ferrari, il successo di Barcellona ha un valore simbolico e tecnico. Simbolico perché interrompe una lunga attesa che aveva alimentato dubbi e critiche; tecnico perché conferma i progressi della monoposto in una stagione che sembrava destinata a rincorrere. L'ultima vittoria del Cavallino risaliva infatti al 2024, quando Charles Leclerc e Carlos Sainz erano riusciti a imporsi in quattro occasioni complessive.

Se Hamilton può sorridere, il bilancio della Ferrari resta però agrodolce. Charles Leclerc, infatti, è stato costretto al ritiro nel finale, privando la squadra di un bottino ancora più consistente. Un epilogo sfortunato che conferma come affidabilità e continuità restino aspetti decisivi in una stagione destinata a essere lunga e combattuta.

Alle spalle dei primi tre, Max Verstappen ha chiuso quarto con la Red Bull, davanti alla McLaren di Oscar Piastri. Buona prova anche per Isack Hadjar, sesto, seguito dalle Alpine di Pierre Gasly e Franco Colapinto. A completare la zona punti Liam Lawson e Arvid Lindblad con le Racing Bulls.

MERLI FIRMA IL CAPOLAVORO TEDESCO

Decisiva la seconda manche: il trentino piega Iraola per appena due decimi.





Nel Campionato Europeo della Montagna esistono vittorie che valgono una coppa e altre che raccontano molto di più.

Quella conquistata da Christian Merli alla 27ª ADAC Glasbachrennen, quinto appuntamento stagionale del continentale, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Sulle impegnative rampe di Bad Liebenstein, in Turingia, il pilota trentino ha dimostrato ancora una volta perché il suo nome rappresenti uno dei punti di riferimento assoluti della disciplina. 

Al volante della Nova Proto NP01 Cosworth, Merli ha costruito il successo con la lucidità e la determinazione dei grandi campioni, ribaltando una situazione che dopo la prima manche sembrava sorridere allo spagnolo Joseba Iraola Lanzagorta.

Nella salita inaugurale era stato infatti il pilota iberico a dettare il ritmo, fermando il cronometro a 1'58"208 alla straordinaria media di 161,4 km/h.

Merli aveva risposto con un distacco minimo, lasciando comunque aperto ogni scenario, mentre il francese Kevin Petit completava un podio provvisorio monopolizzato dalle performanti Nova Proto NP01.

La gara, però, si è decisa nella seconda manche. Ed è proprio nei momenti in cui la pressione raggiunge il massimo livello che emerge il valore dei fuoriclasse.
 
Merli ha trovato la salita perfetta, fermando il cronometro a 1'58"139 e infliggendo a Lanzagorta un distacco di appena 290 millesimi. Un margine infinitesimale, quasi impercettibile, ma sufficiente per cambiare il volto della competizione e conquistare il gradino più alto del podio.

La classifica aggregata certifica l'equilibrio di una sfida combattutissima: 3'56"433 per Merli contro il 3'56"637 dello spagnolo. Poco più di due decimi nell'arco di quasi quattro minuti di gara. Numeri che raccontano meglio di qualsiasi parola il livello tecnico raggiunto dal Campionato Europeo della Montagna.

Alle spalle dei due protagonisti, Kevin Petit ha confermato la terza posizione con un tempo complessivo di 3'58"137, mentre il ceco Petr Trnka e il tedesco Alexander Hin hanno completato la top five.

Il successo tedesco assume un significato che va oltre la semplice vittoria di categoria. In un campionato sempre più competitivo e internazionale, Merli continua a rappresentare una garanzia di velocità, esperienza e capacità di gestione della gara. 
Non è soltanto una questione di cronometro: è la dimostrazione di come, anche in una specialità in cui ogni centimetro di asfalto e ogni millesimo di secondo possono fare la differenza, il talento e la freddezza restino elementi decisivi.

La Glasbachrennen ha confermato ancora una volta che il Campionato Europeo della Montagna vive una stagione di altissimo livello. Ma ha anche ricordato a tutti che, quando la sfida entra nel vivo, Christian Merli resta l'uomo da battere.

Foto: fonte web 

LA TRENTO BONDONE INCORONA TORSELLINI

Con Merli e Faggioli assenti, tutti aspettavano Fazzino. Invece è Mirko Torsellini a firmare il capolavoro della 75ª edizione, precedendo Di Fulvio di appena 20 centesimi.

Trento Bondone, il verdetto dell'Università delle Salite: Torsellini firma l'impresa.




La Trento Bondone non tradisce mai.
A 75 anni dalla sua nascita, la cronoscalata più iconica d'Europa ha regalato ancora una volta emozioni, colpi di scena e un verdetto che conferma quanto il livello delle salite moderne sia ormai straordinariamente elevato.

Sui 17,3 chilometri che separano Montevideo da Vason, davanti a migliaia di appassionati assiepati lungo il percorso, è stato Mirko Torsellini a scrivere la pagina più bella dell'edizione 2026. Il pilota senese, al volante della Norma M20 FC-Zytek, ha fermato il cronometro su uno straordinario 9'21"22, conquistando una vittoria di prestigio assoluto in quella che viene giustamente definita l'Università delle Salite.

Un successo costruito sul filo dei centesimi. Alle sue spalle Stefano Di Fulvio ha sfiorato il colpo grosso con la Nova Proto NP01, chiudendo in 9'21"42 e accusando appena 20 centesimi di ritardo. 
Una differenza infinitesimale dopo oltre nove minuti di gara, che testimonia il livello tecnico e agonistico raggiunto dai protagonisti del Campionato Italiano Supersalita.

Il grande sconfitto, almeno sulla carta, è Luigi fazzino.

Il giovane siciliano arrivava a Trento con i favori del pronostico dopo il trionfo del 2024 e in un contesto reso ancora più favorevole dalle assenze eccellenti di Christian Merli, impegnato in Germania nell'Europeo e di Simone Faggioli, volato negli Stati Uniti per preparare la Pikes Peak insieme a Diego Degasperi e Franco Caruso.

Eppure il motorsport non vive di pronostici. Fazzino, autore di una prova comunque solida sulla sua Osella PA30 Evo-Zytek, ha dovuto accontentarsi del terzo gradino del podio con il tempo di 9'24"56. Un risultato che conferma il valore del pilota siciliano ma che evidenzia anche quanto la concorrenza sia ormai diventata feroce.

La gara ha infatti mostrato una generazione di specialisti sempre più competitivi. Federico Liber, quarto su Nova Proto NP01 in 9'25"59, ha confermato di essere una presenza stabile ai vertici della disciplina, mentre Andrea Di Caro ha conquistato il quinto posto assoluto e il successo nella classe 1600 Gruppo Motori Moto con la Nova Proto NP03.

Da segnalare anche l'ottima prestazione di Francesco Leogrande, autore del nono tempo assoluto e vincitore del Gruppo E2SC-SS classe 2000 al volante dell'Osella PA21 4C Turbo. Il pilota ha fermato il cronometro a 9'57"98, entrando tra i migliori dieci della classifica generale in una delle edizioni più competitive degli ultimi anni.

Straordinario anche il risultato di Manuel Dondi, che con la sua Fiat X1/9 2000 ha conquistato un brillante tredicesimo posto assoluto grazie al tempo di 10'15"92, confermando ancora una volta il proprio valore lungo i tornanti della salita trentina.

Conferma la propria leadership Alberto Scarafone che, con l'Osella PA21 3000, si impone nel gruppo CN consolidando il ruolo di riferimento della categoria.

Nel Gruppo GT è invece il foggiano Lucio Peruggini a risultare il più veloce al volante della Ferrari 296 Challenge, precedendo Michele Fattorni su Ferrari 488 Challenge Evo.

Fra le TCR a spuntarla è Luca Tosini che percorre i 17,3 chilometri della gara in 11'04"30 con la sua Audi RS3, centrando un successo costruito su ritmo e costanza lungo tutto il tracciato.

La Trento Bondone 2026 lascia in eredità un messaggio chiaro. L'assenza dei grandi nomi non ha impoverito lo spettacolo, anzi. Ha permesso a nuovi protagonisti di emergere e ha confermato la profondità di un movimento che continua a crescere. Torsellini ha saputo cogliere l'occasione più importante della sua carriera recente, Di Fulvio ha dimostrato di poter vincere contro chiunque e Fazzino, pur battuto, resta uno dei riferimenti assoluti della specialità.

In fondo è proprio questa la magia della Trento Bondone. Una salita che non guarda ai curriculum, ai titoli o alle gerarchie. Qui contano soltanto il coraggio, la precisione e la capacità di interpretare ogni metro di asfalto. E quest'anno, più di tutti, lo ha fatto Mirko Torsellini.
Il re della 75ª Trento Bondone porta il nome del pilota senese. E il suo trionfo entra di diritto nella storia di una gara che continua a rappresentare l'essenza più pura delle cronoscalate.

domenica 7 giugno 2026

ANTONELLI CONQUISTA MONACO: NASCE UN NUOVO RE

A 19 anni domina nel Principato e firma la quinta vittoria stagionale: freddezza, continuità e una Mercedes perfetta lanciano il talento italiano verso un possibile dominio.









Montecarlo non perdona. Non regala nulla. E soprattutto non incorona per caso. Per questo la vittoria di Kimi Antonelli nel Principato pesa più di qualsiasi statistica: è una dichiarazione di grandezza.


A diciannove anni, sul circuito più iconico e spietato della Formula 1, Antonelli non si è limitato a vincere. 
Ha controllato. Ha gestito. Ha dominato anche quando la gara ha provato a sfuggirgli di mano, tra partenze decisive, ritiri eccellenti e una bandiera rossa nel finale che avrebbe potuto ribaltare tutto. 

E invece no. Ripartenza da fermo, pressione massima, e lui impeccabile. Questo non è solo sangue freddo: è talento puro.
Ma il punto è un altro, ancora più importante. Questa è la quinta vittoria stagionale.

A questo livello, con questa concorrenza, con campioni del mondo e squadre storiche pronte ad approfittare di ogni minima esitazione, la costanza non è mai un caso. Non può esserlo. È il segno distintivo dei grandi.

Antonelli non sta vivendo un momento magico, sta costruendo un dominio. E lo sta facendo con una naturalezza che impressiona quasi quanto i risultati. Non ci sono picchi isolati o exploit fortuiti: c’è continuità, lucidità, capacità di leggere ogni fase della gara come un veterano.

E poi c’è la Mercedes. Solida, precisa, reattiva. Una squadra che ha ritrovato compattezza e visione, capace di mettere il proprio pilota nelle condizioni ideali per esprimersi. Perché il talento, da solo, non basta mai. Serve una struttura che lo sostenga, lo protegga e lo amplifichi. E oggi Mercedes è esattamente questo: una macchina perfettamente sincronizzata con il suo uomo di punta.

Intorno, il caos. Verstappen fuori subito, tradito dalla tecnica. Leclerc dalla sfortuna e dagli errori. Ferrari a due facce, Red Bull fragile. E in mezzo a tutto questo, Antonelli è rimasto fermo, solido, inattaccabile. È questo che separa i buoni piloti dai campioni: la capacità di restare intatti mentre tutto crolla.

Montecarlo ha sempre avuto i suoi re. Oggi ne ha trovato uno nuovo. E la sensazione, guardando questa stagione, è che non sia un regno destinato a durare poco.
Perché il talento si vede. Ma la continuità, quella, non mente mai.

Foto: fonte web