L’ultima volta era stato Giancarlo Fisichella nel Gran Premio della Malesia 2006. Un’altra epoca della Formula 1, un altro mondo. Nel frattempo il motorsport italiano ha vissuto promesse, illusioni, talenti che sembravano destinati a spezzare quel digiuno senza riuscirci davvero. Fino a oggi.
E la scena più vera, più potente, non è stata la pole del sabato né la gestione impeccabile della gara.
È arrivata dopo la bandiera a scacchi: il microfono, le lacrime, la tensione che si scioglie tutta insieme. Perché dietro la prima vittoria di Antonelli non c’è soltanto un talento straordinario, ma anche il peso enorme di un sedile che scotta: quello lasciato libero da Lewis Hamilton.
Chi ha creduto davvero in lui è stato Toto Wolff.
Sostituire una leggenda con un diciannovenne non è una scelta prudente: è una scommessa. A Shanghai quella scommessa è stata vinta nel modo più spettacolare possibile. E con una di quelle ironie del destino che solo la Formula 1 sa regalare: proprio nel giorno della prima vittoria di Antonelli, Hamilton è salito per la prima volta sul podio con la Scuderia Ferrari.
Due storie che si incrociano. Due epoche che sembrano toccarsi per un attimo.
Ma la gara cinese non è stata soltanto una favola italiana. È stata anche un messaggio tecnico chiarissimo: la Mercedes-AMG Petronas Formula One Team oggi ha la macchina di riferimento.
La W17 ha imposto un ritmo che gli altri non sono riusciti a sostenere, infliggendo un distacco pesante alla Ferrari. Se gli sviluppi non cambieranno drasticamente il quadro, il Mondiale rischia di trasformarsi in un affare interno tra Antonelli e George Russell.
Ed è qui che cambia la prospettiva. Fino a ieri l’obiettivo del giovane bolognese era imparare, crescere, accumulare esperienza. Dopo Shanghai non sarà più così. Quando vinci al secondo Gran Premio della stagione, la Formula 1 smette di trattarti come una promessa: ti considera un contendente.
Russell lo sa bene. Questo weekend è stato rallentato da qualche problema tecnico in qualifica e in gara ha dovuto prima liberarsi delle Ferrari. Quando ci è riuscito, Antonelli era ormai troppo lontano. Ma soprattutto ha capito una cosa: il suo compagno di squadra impara alla velocità della luce. In Mercedes la convivenza potrebbe presto trasformarsi in un duello vero.
Dietro, però, non stanno a guardare.
La Ferrari non ha vinto, ma ha regalato uno dei momenti più belli della gara: il duello senza esclusione di colpi tra Hamilton e Charles Leclerc.
"Sportellate", incroci di traiettorie, sorpassi e controsorpassi. Battaglia dura ma corretta, esattamente quella che una squadra deve saper gestire quando ha due piloti ambiziosi.
Alla fine l’ha spuntata Hamilton, restando lucido nel momento decisivo e approfittando di un bloccaggio nel finale di Leclerc per prendersi un podio che inseguiva da oltre un anno. Non è una vittoria, ma è comunque un segnale: per lui, per la Ferrari e per gli equilibri interni della squadra.
Se la rossa dovesse riuscire a colmare il gap con Mercedes, quel duello potrebbe diventare un fattore nella corsa al titolo.
Il resto della griglia, invece, lascia Shanghai con più interrogativi che certezze.
lI doppio ritiro della McLaren prima ancora del via – con Lando Norris e Oscar Piastri fermati da problemi elettrici – è stato uno shock tecnico difficilmente immaginabile alla vigilia. E anche il quattro volte campione del mondo Max Verstappen ha dovuto arrendersi ai guai della Red Bull Racing, ritirandosi a dieci giri dalla fine.
In mezzo a questo scenario si sono presi la scena anche due giovani da seguire con attenzione: Oliver Bearman, straordinario quinto con la Haas F1 Team, e Franco Colapinto, protagonista di una gara brillante fino all’incidente con Esteban Ocon.
Ma alla fine Shanghai ci lascia soprattutto un’immagine: un ragazzo italiano che piange sul podio mentre risuona l’inno. Un’immagine che il motorsport italiano aspettava da vent’anni.
Perché se è vero che l’ultimo campione del mondo italiano resta ancora Alberto Ascari nel 1953, è altrettanto vero che da oggi la Formula 1 ha una nuova storia da raccontare.
E il suo protagonista ha solo diciannove anni.
