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domenica 28 giugno 2026

LA COPPA PAOLINO TEODORI INCORONA I RE DELLA MONTAGNA

La 65ª Coppa Paolino Teodori conferma il suo prestigio internazionale: quarto appuntamento della Supersalita e sesta prova dell'Europeo, con Faggioli dominatore in Italia e Merli sempre più leader nel continente.

La Coppa Paolino Teodori continua a essere molto più di una semplice cronoscalata. L'edizione numero 65 della classica ascolana ha ribadito il ruolo centrale della gara nel panorama internazionale, trasformando il tracciato marchigiano nel palcoscenico dove si sono incrociate le ambizioni dei protagonisti della Supersalita italiana e del Campionato Europeo della Montagna. 

Un fine settimana che ha esaltato il livello tecnico della disciplina, offrendo al pubblico un confronto di assoluto prestigio tra i migliori specialisti del continente.
La validità della competizione quale quarta prova del Campionato Italiano Supersalita e sesto appuntamento del Campionato Europeo ha ulteriormente accresciuto il peso specifico della gara. 

Due campionati, due classifiche, ma un unico denominatore comune: la presenza dei migliori interpreti della velocità in salita, capaci di trasformare ogni manche in una sfida sul filo dei decimi. Ascoli si è così confermata uno degli appuntamenti più attesi della stagione, decisivo non solo per i punti in palio ma anche per misurare lo stato di forma dei grandi protagonisti.

Nel Campionato Italiano Supersalita la firma è stata ancora una volta quella di Simone Faggioli. Il fuoriclasse fiorentino, al volante della Nova Proto NP01, ha imposto il proprio ritmo in entrambe le salite, fermando il cronometro in 2'11"822 nella prima manche e migliorandosi ulteriormente in gara due con uno straordinario 2'11"344. Prestazioni che confermano una superiorità costruita sulla perfetta sintonia tra pilota e vettura.

Alle spalle del vincitore, Stefano Di Fulvio ha disputato una gara di altissimo livello, risultando l'unico pilota capace di contenere il distacco dal leader in entrambe le salite e conquistando così un meritato secondo posto assoluto.

Nella seconda manche è invece emerso Francesco Conticelli, autore di una brillante rimonta che gli ha permesso di chiudere al terzo posto davanti a Samuele Cassibba. 
Luigi Fazzino, tra i protagonisti della prima salita, ha invece perso terreno nella manche decisiva, terminando quinto.

Nella classifica assoluta stilata sulla somma dei tempi delle due manche, il successo è andato a Faggioli, davanti a Stefano Di Fulvio e Luigi Fazzino.

Se Faggioli ha dominato la scena tricolore, nel Campionato Europeo è stato Christian Merli a raccogliere il bottino più prezioso. 
Il pilota trentino ha costruito il successo grazie alla vittoria nella prima salita e a un secondo posto nella seconda, dove solo lo spagnolo Joseba Iraola Lanzagorta è riuscito a precederlo per pochi centesimi.

La somma dei tempi ha comunque premiato Merli con il successo assoluto in 4'27"313, davanti allo stesso Lanzagorta e a Kevin Petit.
Per Merli si tratta della quinta vittoria nelle prime sei gare della stagione continentale, un rendimento che conferma il suo ruolo di punto di riferimento europeo.

La Coppa Paolino Teodori ha così ribadito la propria vocazione internazionale: una gara capace di riunire i migliori piloti del continente e di offrire uno spettacolo tecnico di altissimo livello. Ad Ascoli hanno vinto Faggioli e Merli, ma a uscire rafforzata è soprattutto la cronoscalata, sempre più protagonista nel panorama del motorsport europeo.




domenica 21 giugno 2026

PIKES PEAK, IL TERZO POSTO DI FAGGIOLI E LA CONFERMA DI UN'ITALIA PROTAGONISTA.

L'Italia sfiora il colpo grosso alla Pikes Peak 2026: Faggioli chiude terzo dopo un problema tecnico, Dumas vince e Degasperi brilla con il quarto posto.


La 104ª edizione della Pikes Peak International Hill Climb lascia all'Italia un misto di orgoglio e rimpianto.

Il principale riguarda senza dubbio Simone Faggioli, autore di una prestazione eccezionale per tutta la settimana sulle montagne del Colorado. Il campione toscano aveva dominato prove libere e qualifiche, conquistando una meritata pole position e candidandosi con pieno merito alla vittoria assoluta.

In gara, però, un problema tecnico ha compromesso la sua salita, impedendogli di esprimere tutto il potenziale della Nova Proto NP01 ATM Bardahl. Nonostante l'inconveniente, Faggioli ha saputo limitare i danni e chiudere al terzo posto assoluto, dimostrando ancora una volta talento, esperienza e capacità di reagire alle difficoltà.

Ad approfittare della situazione è stato Romain Dumas, autentico specialista della "Race to the Clouds". 
Il francese ha conquistato il successo al volante della Ford Super Mustang Mach-E fermando il cronometro a 8'18"202 e centrando la sua sesta vittoria alla Pikes Peak. 
Un risultato che lo consacra ulteriormente nella storia della cronoscalata più celebre del mondo. 

Sul percorso di quasi 20 chilometri e 156 curve che si arrampica fino a quota 4.302 metri, Dumas ha saputo interpretare al meglio ogni settore della salita, confermandosi il vero re della montagna americana.

Se la vittoria è sfuggita, l'Italia può comunque sorridere grazie alla straordinaria prestazione di Diego Degasperi. Il trentino ha conquistato un eccellente quarto posto assoluto, confermando l'altissimo livello raggiunto dai piloti italiani nelle competizioni in salita. In un contesto tecnico e ambientale tra i più impegnativi del motorsport mondiale, Degasperi ha saputo mantenere un ritmo competitivo e costante, rafforzando la presenza azzurra nelle posizioni di vertice.

La giornata è stata invece segnata da momenti di forte apprensione per Franco Caruso. Il pilota siciliano, impegnato sulla Nova NP01 EMAP 3.0 Biturbo, è stato protagonista di un'uscita di strada lungo il tracciato, con la vettura finita in una vallata adiacente al percorso. 

Per alcuni minuti la preoccupazione è stata enorme, ma il sollievo è arrivato rapidamente quando Caruso è uscito autonomamente dall'abitacolo ed è stato assistito dai soccorsi senza riportare conseguenze fisiche. 
Si interrompe così anzitempo la sua avventura americana, proprio mentre stava affrontando la sfida con determinazione e tempi incoraggianti.

La Pikes Peak 2026 consegna dunque agli archivi l'ennesima impresa di Dumas, ma lascia anche la sensazione che il risultato finale avrebbe potuto raccontare una storia diversa. Il problema tecnico che ha frenato Faggioli priva infatti la gara di quello che sembrava essere il duello più atteso. 

Restano però la competitività dei piloti italiani, il quarto posto di Degasperi e il lieto fine della vicenda Caruso. Elementi che confermano come il tricolore continui a essere protagonista anche sulle nuvole del Colorado.

Foto: fonte web 

domenica 14 giugno 2026

GRAN PREMIO DI BARCELLONA: ANTONELLI SI FERMA, HAMILTON RISVEGLIA LA FERRARI

Il leader del Mondiale interrompe la serie di cinque vittorie consecutive per un guasto a tre giri dalla fine. Il britannico conquista il primo successo con la Rossa, spezzando un digiuno che durava dal 2024 e rilanciando le ambizioni di Maranello.













La straordinaria striscia di cinque vittorie consecutive di Kimi Antonelli si interrompe nel modo più amaro possibile. A tre giri dalla conclusione del Gran Premio di Barcellona, quando il giovane leader del Mondiale occupava una solida seconda posizione con la Mercedes, la sua monoposto si è improvvisamente fermata, costringendolo al ritiro e privandolo di punti preziosissimi nella corsa al titolo.

A prendersi la scena sul circuito catalano è stato infatti Lewis Hamilton, autore di una vittoria dal sapore storico. Il sette volte campione del mondo ha conquistato il suo primo successo in gara con la Ferrari, riportando la Scuderia sul gradino più alto del podio dopo un digiuno che durava dal 2024. Un trionfo atteso, cercato e infine arrivato alla 31ª presenza del britannico al volante della Rossa.

La vittoria di Barcellona rappresenta molto più di un semplice risultato. Per Hamilton è la 106ª affermazione in carriera, un numero che continua ad aggiornare un record già straordinario. Ma soprattutto è il coronamento di un percorso iniziato tra aspettative enormi e inevitabili difficoltà. Dopo mesi di adattamento e risultati altalenanti, il campione inglese ha finalmente trovato la sintonia necessaria con la Ferrari per trasformare il potenziale in successo.

Alle sue spalle hanno concluso George Russell, che ha regalato alla Mercedes un secondo posto importante ma reso meno brillante dal contemporaneo ritiro di Antonelli, e Lando Norris con la McLaren, ancora una volta competitivo ma non abbastanza per contendere la vittoria. La sensazione è che il Mondiale stia entrando nella sua fase più interessante, con diversi protagonisti in grado di inserirsi stabilmente nella lotta per il vertice.

Per la Ferrari, il successo di Barcellona ha un valore simbolico e tecnico. Simbolico perché interrompe una lunga attesa che aveva alimentato dubbi e critiche; tecnico perché conferma i progressi della monoposto in una stagione che sembrava destinata a rincorrere. L'ultima vittoria del Cavallino risaliva infatti al 2024, quando Charles Leclerc e Carlos Sainz erano riusciti a imporsi in quattro occasioni complessive.

Se Hamilton può sorridere, il bilancio della Ferrari resta però agrodolce. Charles Leclerc, infatti, è stato costretto al ritiro nel finale, privando la squadra di un bottino ancora più consistente. Un epilogo sfortunato che conferma come affidabilità e continuità restino aspetti decisivi in una stagione destinata a essere lunga e combattuta.

Alle spalle dei primi tre, Max Verstappen ha chiuso quarto con la Red Bull, davanti alla McLaren di Oscar Piastri. Buona prova anche per Isack Hadjar, sesto, seguito dalle Alpine di Pierre Gasly e Franco Colapinto. A completare la zona punti Liam Lawson e Arvid Lindblad con le Racing Bulls.

MERLI FIRMA IL CAPOLAVORO TEDESCO

Decisiva la seconda manche: il trentino piega Iraola per appena due decimi.





Nel Campionato Europeo della Montagna esistono vittorie che valgono una coppa e altre che raccontano molto di più.

Quella conquistata da Christian Merli alla 27ª ADAC Glasbachrennen, quinto appuntamento stagionale del continentale, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Sulle impegnative rampe di Bad Liebenstein, in Turingia, il pilota trentino ha dimostrato ancora una volta perché il suo nome rappresenti uno dei punti di riferimento assoluti della disciplina. 

Al volante della Nova Proto NP01 Cosworth, Merli ha costruito il successo con la lucidità e la determinazione dei grandi campioni, ribaltando una situazione che dopo la prima manche sembrava sorridere allo spagnolo Joseba Iraola Lanzagorta.

Nella salita inaugurale era stato infatti il pilota iberico a dettare il ritmo, fermando il cronometro a 1'58"208 alla straordinaria media di 161,4 km/h.

Merli aveva risposto con un distacco minimo, lasciando comunque aperto ogni scenario, mentre il francese Kevin Petit completava un podio provvisorio monopolizzato dalle performanti Nova Proto NP01.

La gara, però, si è decisa nella seconda manche. Ed è proprio nei momenti in cui la pressione raggiunge il massimo livello che emerge il valore dei fuoriclasse.
 
Merli ha trovato la salita perfetta, fermando il cronometro a 1'58"139 e infliggendo a Lanzagorta un distacco di appena 290 millesimi. Un margine infinitesimale, quasi impercettibile, ma sufficiente per cambiare il volto della competizione e conquistare il gradino più alto del podio.

La classifica aggregata certifica l'equilibrio di una sfida combattutissima: 3'56"433 per Merli contro il 3'56"637 dello spagnolo. Poco più di due decimi nell'arco di quasi quattro minuti di gara. Numeri che raccontano meglio di qualsiasi parola il livello tecnico raggiunto dal Campionato Europeo della Montagna.

Alle spalle dei due protagonisti, Kevin Petit ha confermato la terza posizione con un tempo complessivo di 3'58"137, mentre il ceco Petr Trnka e il tedesco Alexander Hin hanno completato la top five.

Il successo tedesco assume un significato che va oltre la semplice vittoria di categoria. In un campionato sempre più competitivo e internazionale, Merli continua a rappresentare una garanzia di velocità, esperienza e capacità di gestione della gara. 
Non è soltanto una questione di cronometro: è la dimostrazione di come, anche in una specialità in cui ogni centimetro di asfalto e ogni millesimo di secondo possono fare la differenza, il talento e la freddezza restino elementi decisivi.

La Glasbachrennen ha confermato ancora una volta che il Campionato Europeo della Montagna vive una stagione di altissimo livello. Ma ha anche ricordato a tutti che, quando la sfida entra nel vivo, Christian Merli resta l'uomo da battere.

Foto: fonte web 

LA TRENTO BONDONE INCORONA TORSELLINI

Con Merli e Faggioli assenti, tutti aspettavano Fazzino. Invece è Mirko Torsellini a firmare il capolavoro della 75ª edizione, precedendo Di Fulvio di appena 20 centesimi.

Trento Bondone, il verdetto dell'Università delle Salite: Torsellini firma l'impresa.




La Trento Bondone non tradisce mai.
A 75 anni dalla sua nascita, la cronoscalata più iconica d'Europa ha regalato ancora una volta emozioni, colpi di scena e un verdetto che conferma quanto il livello delle salite moderne sia ormai straordinariamente elevato.

Sui 17,3 chilometri che separano Montevideo da Vason, davanti a migliaia di appassionati assiepati lungo il percorso, è stato Mirko Torsellini a scrivere la pagina più bella dell'edizione 2026. Il pilota senese, al volante della Norma M20 FC-Zytek, ha fermato il cronometro su uno straordinario 9'21"22, conquistando una vittoria di prestigio assoluto in quella che viene giustamente definita l'Università delle Salite.

Un successo costruito sul filo dei centesimi. Alle sue spalle Stefano Di Fulvio ha sfiorato il colpo grosso con la Nova Proto NP01, chiudendo in 9'21"42 e accusando appena 20 centesimi di ritardo. 
Una differenza infinitesimale dopo oltre nove minuti di gara, che testimonia il livello tecnico e agonistico raggiunto dai protagonisti del Campionato Italiano Supersalita.

Il grande sconfitto, almeno sulla carta, è Luigi fazzino.

Il giovane siciliano arrivava a Trento con i favori del pronostico dopo il trionfo del 2024 e in un contesto reso ancora più favorevole dalle assenze eccellenti di Christian Merli, impegnato in Germania nell'Europeo e di Simone Faggioli, volato negli Stati Uniti per preparare la Pikes Peak insieme a Diego Degasperi e Franco Caruso.

Eppure il motorsport non vive di pronostici. Fazzino, autore di una prova comunque solida sulla sua Osella PA30 Evo-Zytek, ha dovuto accontentarsi del terzo gradino del podio con il tempo di 9'24"56. Un risultato che conferma il valore del pilota siciliano ma che evidenzia anche quanto la concorrenza sia ormai diventata feroce.

La gara ha infatti mostrato una generazione di specialisti sempre più competitivi. Federico Liber, quarto su Nova Proto NP01 in 9'25"59, ha confermato di essere una presenza stabile ai vertici della disciplina, mentre Andrea Di Caro ha conquistato il quinto posto assoluto e il successo nella classe 1600 Gruppo Motori Moto con la Nova Proto NP03.

Da segnalare anche l'ottima prestazione di Francesco Leogrande, autore del nono tempo assoluto e vincitore del Gruppo E2SC-SS classe 2000 al volante dell'Osella PA21 4C Turbo. Il pilota ha fermato il cronometro a 9'57"98, entrando tra i migliori dieci della classifica generale in una delle edizioni più competitive degli ultimi anni.

Straordinario anche il risultato di Manuel Dondi, che con la sua Fiat X1/9 2000 ha conquistato un brillante tredicesimo posto assoluto grazie al tempo di 10'15"92, confermando ancora una volta il proprio valore lungo i tornanti della salita trentina.

Conferma la propria leadership Alberto Scarafone che, con l'Osella PA21 3000, si impone nel gruppo CN consolidando il ruolo di riferimento della categoria.

Nel Gruppo GT è invece il foggiano Lucio Peruggini a risultare il più veloce al volante della Ferrari 296 Challenge, precedendo Michele Fattorni su Ferrari 488 Challenge Evo.

Fra le TCR a spuntarla è Luca Tosini che percorre i 17,3 chilometri della gara in 11'04"30 con la sua Audi RS3, centrando un successo costruito su ritmo e costanza lungo tutto il tracciato.

La Trento Bondone 2026 lascia in eredità un messaggio chiaro. L'assenza dei grandi nomi non ha impoverito lo spettacolo, anzi. Ha permesso a nuovi protagonisti di emergere e ha confermato la profondità di un movimento che continua a crescere. Torsellini ha saputo cogliere l'occasione più importante della sua carriera recente, Di Fulvio ha dimostrato di poter vincere contro chiunque e Fazzino, pur battuto, resta uno dei riferimenti assoluti della specialità.

In fondo è proprio questa la magia della Trento Bondone. Una salita che non guarda ai curriculum, ai titoli o alle gerarchie. Qui contano soltanto il coraggio, la precisione e la capacità di interpretare ogni metro di asfalto. E quest'anno, più di tutti, lo ha fatto Mirko Torsellini.
Il re della 75ª Trento Bondone porta il nome del pilota senese. E il suo trionfo entra di diritto nella storia di una gara che continua a rappresentare l'essenza più pura delle cronoscalate.

domenica 7 giugno 2026

ANTONELLI CONQUISTA MONACO: NASCE UN NUOVO RE

A 19 anni domina nel Principato e firma la quinta vittoria stagionale: freddezza, continuità e una Mercedes perfetta lanciano il talento italiano verso un possibile dominio.









Montecarlo non perdona. Non regala nulla. E soprattutto non incorona per caso. Per questo la vittoria di Kimi Antonelli nel Principato pesa più di qualsiasi statistica: è una dichiarazione di grandezza.


A diciannove anni, sul circuito più iconico e spietato della Formula 1, Antonelli non si è limitato a vincere. 
Ha controllato. Ha gestito. Ha dominato anche quando la gara ha provato a sfuggirgli di mano, tra partenze decisive, ritiri eccellenti e una bandiera rossa nel finale che avrebbe potuto ribaltare tutto. 

E invece no. Ripartenza da fermo, pressione massima, e lui impeccabile. Questo non è solo sangue freddo: è talento puro.
Ma il punto è un altro, ancora più importante. Questa è la quinta vittoria stagionale.

A questo livello, con questa concorrenza, con campioni del mondo e squadre storiche pronte ad approfittare di ogni minima esitazione, la costanza non è mai un caso. Non può esserlo. È il segno distintivo dei grandi.

Antonelli non sta vivendo un momento magico, sta costruendo un dominio. E lo sta facendo con una naturalezza che impressiona quasi quanto i risultati. Non ci sono picchi isolati o exploit fortuiti: c’è continuità, lucidità, capacità di leggere ogni fase della gara come un veterano.

E poi c’è la Mercedes. Solida, precisa, reattiva. Una squadra che ha ritrovato compattezza e visione, capace di mettere il proprio pilota nelle condizioni ideali per esprimersi. Perché il talento, da solo, non basta mai. Serve una struttura che lo sostenga, lo protegga e lo amplifichi. E oggi Mercedes è esattamente questo: una macchina perfettamente sincronizzata con il suo uomo di punta.

Intorno, il caos. Verstappen fuori subito, tradito dalla tecnica. Leclerc dalla sfortuna e dagli errori. Ferrari a due facce, Red Bull fragile. E in mezzo a tutto questo, Antonelli è rimasto fermo, solido, inattaccabile. È questo che separa i buoni piloti dai campioni: la capacità di restare intatti mentre tutto crolla.

Montecarlo ha sempre avuto i suoi re. Oggi ne ha trovato uno nuovo. E la sensazione, guardando questa stagione, è che non sia un regno destinato a durare poco.
Perché il talento si vede. Ma la continuità, quella, non mente mai.

Foto: fonte web 

MERLI DOMINA STERNBERK: QUANDO L'ESPERIENZA VALE PIÙ DELLA POTENZA

La velocità non perdona: Sternberk consacra ancora Merli





Nel panorama del Campionato Europeo della Montagna, poche gare riescono a coniugare velocità pura, selettività tecnica e fascino storico come la cronoscalata Ecce Homo di Sternberk. 

I suoi 7,8 chilometri rappresentano una sfida senza compromessi: qui non esiste margine per l’errore, ogni curva è un esame, ogni traiettoria una sentenza.


La 45ª edizione ha ribadito con chiarezza i valori in campo sin dalla prima manche. A dettare il ritmo, ancora una volta, è stato Christian Merli, capace di imprimere un segno netto sulla gara con un impressionante 2’44”605 alla media di oltre 170 km/h, ulteriormente migliorato nella seconda salita in 2’43”863. 
Numeri che non raccontano solo una prestazione, ma certificano uno stato di forma e una superiorità tecnica difficili da scalfire.

Il risultato finale non lascia spazio a interpretazioni: Merli sul gradino più alto del podio, con un vantaggio di quasi due secondi su Petr Trnka, idolo di casa e grande favorito della vigilia. Il pilota ceco, sostenuto da un pubblico caloroso, ha risposto con determinazione, fermando il cronometro a 5’30”209 nella somma dei tempi. 

Terza posizione per lo spagnolo Joseba Iraola Lanzagorta, solido e competitivo con il suo 5’31”341.

Eppure, al di là della classifica, è inevitabile che il focus si concentri su Merli. Il trentino non è soltanto il vincitore di giornata: è il dominatore assoluto di Sternberk. 
Otto vittorie, il record del tracciato in 2’39”802 stabilito nel 2022 e una continuità di rendimento che non ha eguali. 
Numeri che raccontano una simbiosi perfetta tra uomo e macchina, la Nova Proto NP01, e una capacità unica di interpretare un percorso tanto veloce quanto spietato.

Ciò che distingue Merli non è solo la velocità, ma la lucidità. Ogni passaggio è costruito, mai improvvisato. Ogni rischio è calcolato, mai subìto.
In un contesto dove la potenza conta, ma non basta, è la qualità della guida a fare la differenza. 
Ed è proprio qui che il campione trentino continua a scavare il solco.

Dietro di lui, però, il livello resta altissimo. Trnka ha dimostrato di poter mettere pressione, soprattutto davanti al proprio pubblico. Iraola Lanzagorta conferma solidità e costanza, mentre Kevin Petit resta una presenza concreta nella lotta per il podio. 

La concorrenza c’è, ed è viva.
Ma Sternberk, ancora una volta, ha espresso un verdetto chiaro: per battere Christian Merli non basta essere veloci. Serve la perfezione.

Foto: fonte web