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domenica 29 marzo 2026

LANCIA, IL RITORNO CHE PESA: LA YPSILON RALLY2 VINCE E CONVINCE

Al Ciocco 2026 Crugnola firma un successo simbolico e sostanziale: la nuova era del marchio torinese parte davanti a tutti, ma la strada è appena iniziata.









C’è una vittoria che vale più dei secondi di margine con cui si chiude una gara. È quella della Lancia Ypsilon Rally2 al Rally Il Ciocco 2026: un successo che va oltre il cronometro, oltre la classifica, oltre la semplice apertura vincente del Campionato Italiano Assoluto Rally Sparco. È un segnale forte e chiaro.

Il ritorno di Lancia nei rally non poteva immaginare un debutto più efficace.
Andrea Crugnola e Luca Beltrame hanno fatto ciò che ci si aspettava da loro, ma anche qualcosa in più: hanno dato sostanza a un progetto che, fino a ieri, viveva soprattutto di attese e curiosità. 

Dal comando preso dopo la PS2 fino al controllo totale nel finale, la Ypsilon Rally2 ha mostrato una qualità fondamentale per chi ambisce al titolo: la capacità di dettare il ritmo e, soprattutto, di gestirlo.
Non è stata una vittoria casuale. È stata costruita, passo dopo passo, con lucidità. E questo è forse il dato più interessante. La vettura della casa torinese non ha solo brillato lungo l’arco delle prove speciali, ma ha dimostrato equilibrio, affidabilità e una base tecnica già competitiva. In un contesto dove la concorrenza — su tutte le Skoda Fabia RS — è solida e ben rodata, partire così significa aver accorciato i tempi di sviluppo più del previsto.

Eppure, guai a farsi illusioni. Lo stesso Crugnola, con la consapevolezza di chi conosce profondamente questo sport, ha ricordato al traguardo che il lavoro è tutt’altro che finito. Ed è proprio qui che si gioca la vera partita di Lancia: trasformare un debutto perfetto in continuità di rendimento. Perché se è vero che vincere subito è un messaggio, è altrettanto vero che confermarsi è ciò che costruisce un campionato.

Alle spalle della Ypsilon, la gara ha raccontato un equilibrio acceso. Roberto Daprà ha capitalizzato al meglio un weekend in crescendo, sfiorando la vetta della classifica di campionato grazie alla vittoria nella Power Stage. 

Andrea Nucita, con cinque prove speciali vinte, ha dimostrato che la velocità pura non manca. Segnali chiari: la stagione sarà tutt’altro che a senso unico.
Ma il punto focale resta uno: Lancia è tornata, e lo ha fatto nel modo più rumoroso possibile. Non con un’operazione nostalgica, ma con un progetto concreto, immediatamente competitivo. 

La Ypsilon Rally2 non è solo un simbolo, è già una realtà tecnica credibile.
Il Ciocco, da sempre gara di riferimenti e prime risposte, questa volta ha dato un’indicazione precisa: il 2026 potrebbe essere l’anno in cui il marchio torinese non si limita a partecipare, ma punta dritto al vertice.
Il prossimo banco di prova, la Targa Florio, dirà se questa vittoria è l’inizio di un dominio o semplicemente un colpo ben assestato. Ma una cosa è certa: la Lancia Ypsilon Rally2 ha già cambiato la narrazione del campionato. E, forse, anche qualcosa di più.

Foto: fonte web 

ANTONELLI FENOMENO, MERCEDES INARRIVABILE: IL TALENTO CHE DOMINA LA NUOVA ERA DELLA F. 1.

Tra talento puro e freddezza assoluta, il giovane italiano riscrive le gerarchie: Ferrari e McLaren inseguono, ma la Mercedes detta il passo.


C’è qualcosa di profondamente nuovo – e irresistibilmente antico – nel modo in cui Kimi Antonelli sta riscrivendo la narrazione della Formula 1. Nuovo, perché a 19 anni guida il Mondiale con una naturalezza disarmante; antico, perché il talento puro, quando emerge così presto, riporta alla memoria le grandi epoche in cui i campioni non aspettavano il loro turno: se lo prendevano.

A Suzuka, teatro di leggende, Antonelli ha firmato la sua terza vittoria stagionale, consolidando la leadership iridata e confermando soprattutto una superiorità tecnica e mentale che oggi rende la Mercedes un punto di riferimento quasi irraggiungibile. Stratosferica, viene da dire senza timore di esagerare. Perché anche quando il giovane italiano sbaglia – e al via ha sbagliato, eccome – riesce comunque a ricostruire la gara con la calma dei veterani.

Quel pattinamento iniziale, quell’attimo in cui è stato risucchiato da un gruppo famelico guidato da Oscar Piastri, Charles Leclerc, Lando Norris, George Russell e Lewis Hamilton, avrebbe potuto segnare la gara. 
Invece no. Antonelli ha ricucito, giro dopo giro, senza mai perdere lucidità, dimostrando che il suo talento non è solo velocità, ma anche gestione, visione, maturità.

Dietro di lui, però, c’è una storia altrettanto significativa. Il terzo posto di Leclerc è molto più di un podio: è una dichiarazione di resistenza sportiva. La Ferrari lotta, tiene, massimizza. 

Il monegasco disputa una gara da leone, difendendosi e attaccando, riuscendo perfino a mettersi alle spalle Russell. Ma il divario resta evidente. La Ferrari è competitiva, sì, ma non ancora in grado di impensierire davvero questa Mercedes dominante. È una buona notizia a metà: solidità ritrovata, ma vetta ancora lontana.

Alle spalle del podio, la fotografia del campionato si completa con una McLaren sempre più concreta e con un Russell in difficoltà nel reggere il confronto interno. Hamilton, sesto, resta spettatore di un cambio generazionale che ormai non può più essere ignorato.

Più indietro, si muove il resto del gruppo, tra conferme e delusioni. Le Audi raccolgono meno di quanto seminato: Nico Hülkenberg sfiora i punti con una rimonta solida, mentre Gabriel Bortoleto resta nelle retrovie. Le Williams continuano a pagare un ritardo tecnico evidente, con Carlos Sainz Jr. lontano dalle posizioni che contano. E dietro ancora, tra incidenti, ritiri e prestazioni opache, si consuma la fatica di chi rincorre.

Ma oggi, tutto questo è contorno.
Perché il centro della scena è occupato da un ragazzo che esulta come Usain Bolt e guida come un veterano. Kimi Antonelli non è più una promessa: è già il presente. E, se questo è solo l’inizio, la Formula 1 potrebbe essere entrata in una nuova era. Una di quelle che non si limitano a vincere gare, ma cambiano la storia.

Foto: fonte web 

venerdì 27 marzo 2026

CATANIA-ETNA, LA SALITA CHE RACCONTA UNA PASSIONE SENZA TEMPO

La 49ª edizione rilancia ambizioni e tradizione: tra sport, territorio e memoria, la cronoscalata etnea si conferma pilastro del motorismo italiano.


C’è qualcosa di profondamente identitario nelle cronoscalate. Più che semplici competizioni, sono rituali che si rinnovano anno dopo anno, mantenendo intatto il legame tra territorio, piloti e pubblico.

La Catania-Etna è una di queste. E mentre l’Automobile Club Catania avvia i preparativi per la 49ª edizione, in programma il 9 e 10 maggio, non si tratta soltanto di organizzare una gara: si tratta di custodire e rilanciare un patrimonio sportivo e culturale.

Il fatto che la macchina organizzativa si sia mossa con largo anticipo non è un dettaglio, ma un segnale preciso. In un’epoca in cui il motorsport deve continuamente confrontarsi con nuove sfide - dalla sostenibilità alla sicurezza, fino alla capacità di attrarre pubblico e investimenti - la professionalità e la visione diventano elementi imprescindibili. E la Catania-Etna, da questo punto di vista, vuole continuare a essere un punto di riferimento.

La doppia validità per il Campionato Italiano Velocità Montagna Sud e per il Campionato Siciliano Velocità in Salita conferma il peso specifico della manifestazione. Non è solo una gara “di casa”, ma un appuntamento capace di richiamare i migliori interpreti della disciplina, pronti a misurarsi su un tracciato che è tanto affascinante quanto selettivo. I 7,5 chilometri che si arrampicano sulle pendici dell’Etna non perdonano: richiedono precisione, coraggio e conoscenza profonda della strada. È qui che si fa la differenza, è qui che si costruiscono le storie.

Ma la Catania-Etna non vive soltanto di cronometri e classifiche. La sua forza sta anche nella capacità di raccontare un territorio unico al mondo. L’Etna non è solo uno sfondo scenografico: è protagonista, elemento vivo che conferisce alla gara un’identità irripetibile. Ogni edizione diventa così una vetrina per la Sicilia, un’occasione per coniugare sport e promozione, tradizione e futuro.

In questo contesto si inserisce anche il Memorial Ing. Eugenio Guglielmino, giunto alla seconda edizione. Un momento di memoria che aggiunge profondità alla manifestazione, ricordando come il motorsport sia fatto prima di tutto di persone, di storie, di eredità che continuano a vivere attraverso eventi come questo.

Le parole del presidente Maurizio Magnano San Lio delineano con chiarezza la direzione: consolidare il successo recente e continuare a crescere. È una sfida tutt’altro che banale. Perché crescere, oggi, significa innovare senza perdere l’anima, significa alzare gli standard organizzativi mantenendo intatto il fascino di una gara che affonda le radici nella storia.

La 49ª edizione non è solo un passo verso il traguardo simbolico del cinquantenario. È un banco di prova, un’occasione per dimostrare che la Catania-Etna non è soltanto una tradizione da celebrare, ma una realtà viva, capace di evolversi e di restare centrale nel panorama del motorsport italiano.

E allora il conto alla rovescia non è soltanto per i piloti. È per tutti coloro che credono che il rombo dei motori possa ancora raccontare qualcosa di autentico. Sull’Etna, anche quest’anno, quella storia è pronta a ripartire.

Foto: fonte web 

giovedì 26 marzo 2026

FERRARI: FIDUCIA E AMBIZIONE A SUZUKA

Hamilton esalta la nuova Formula 1 e ritrova il gusto della sfida, Leclerc resta lucido: “Serve perfezione”. Il Giappone diventa il primo vero banco di prova della stagione.

FERRARI SF-26
C’è un filo sottile che lega fiducia e ambizione, ed è proprio su quell’equilibrio che la Ferrari si presenta a Suzuka. Non è ancora il tempo delle certezze assolute, ma nemmeno quello dei dubbi cronici: la Scuderia di Maranello arriva in Giappone con la consapevolezza di aver costruito una base più solida, pur sapendo che il vertice resta ancora da conquistare.

Le parole di Lewis Hamilton e Charles Leclerc, nella tradizionale giornata dedicata ai media, restituiscono l’immagine di una squadra che ha imparato a leggere sé stessa. Due visioni diverse, per esperienza e sensibilità, ma perfettamente complementari nel delineare il momento Ferrari.

Hamilton, con la serenità di chi ha attraversato epoche e regolamenti, guarda alla nuova generazione di monoposto con un entusiasmo quasi ritrovato. Non è solo una questione di prestazioni, ma di sensazioni: la possibilità di seguire da vicino un avversario nelle curve veloci, di costruire un duello senza che l’aria sporca distrugga ogni tentativo, restituisce alla Formula 1 una dimensione più autentica. È un passaggio tutt’altro che banale, perché ridefinisce il valore stesso del pilota nella battaglia in pista.

E Suzuka, in questo senso, non è una pista qualunque. È un esame. Un luogo dove la tecnica incontra il coraggio, dove le curve leggendarie chiedono precisione assoluta e dove il pubblico amplifica ogni emozione. Hamilton lo sa bene: se queste monoposto manterranno le promesse, il circuito giapponese potrebbe diventare il teatro ideale per una Formula 1 più combattuta, più vera.

Ma mentre il britannico guarda al quadro generale, Leclerc resta ancorato al dettaglio. La sua analisi è lucida, quasi chirurgica. La Ferrari c’è, ma non è ancora la più veloce. Il riferimento, oggi, è davanti, e il gap – soprattutto sul fronte della power unit rispetto alla Mercedes – non può essere ignorato. È una fotografia onesta, che evita illusioni ma non spegne l’ambizione.

Perché è proprio qui che emerge la maturità del monegasco: nella capacità di trasformare un limite in una strategia. Se non puoi dominare, devi essere perfetto. Ogni weekend diventa così un esercizio di esecuzione, un’opportunità da cogliere senza sbavature. Restare agganciati, mettere pressione, farsi trovare pronti: è questa la nuova grammatica Ferrari.

E poi c’è qualcosa che va oltre i numeri, oltre le analisi tecniche. È il legame, quasi viscerale, tra Leclerc e il rosso Ferrari. Non è retorica, ma identità. La volontà di vincere con questa squadra non è solo un obiettivo sportivo, è una missione personale. E in questo momento di crescita, quella spinta emotiva diventa un elemento tutt’altro che secondario.

Il quadro che emerge, dunque, è quello di una Ferrari più consapevole. Non ancora dominante, ma finalmente stabile. Non ancora riferimento, ma nemmeno inseguitrice smarrita. Hamilton riscopre il piacere della lotta, Leclerc costruisce il proprio percorso con disciplina e ambizione.

Suzuka dirà molto. Non tutto, ma molto. Perché su una pista così esigente non bastano le buone sensazioni: serve sostanza. E la Ferrari, oggi, è chiamata proprio a questo salto. Non più solo promettere, ma iniziare a confermare.

Foto: fonte web

mercoledì 25 marzo 2026

TOYOTA ACCELERA SUL 2027: IN PORTOGALLO PRENDE FORMA IL FUTURO DEL WRC

Verso il WRC 2027: tra rivoluzione tecnica e nuove incognite, Toyota prepara il futuro senza fare rumore.


Toyota vanta una tradizione rallistica di primissimo piano. Non è una semplice opinione, ma un dato consolidato dalla storia: dai successi dell’epoca d’oro del Gruppo A fino al ritorno vincente nell’era moderna del WRC, il costruttore giapponese ha sempre saputo interpretare i cambiamenti regolamentari come opportunità, mai come limiti. Ed è esattamente in questa prospettiva che va letto il lavoro, silenzioso ma metodico, sul progetto destinato al 2027.

Toyota WRC 2027
Lontano dai riflettori, sulle strade polverose del Portogallo, Toyota sta costruendo qualcosa che va ben oltre una semplice nuova vettura. Il prototipo avvistato tra Boticas e Montalegre – una coupé ancora pesantemente camuffata – non è solo un esercizio di stile o un richiamo nostalgico a icone del passato. È, piuttosto, il primo tassello concreto di una transizione tecnica che potrebbe ridefinire l’identità stessa del Mondiale Rally.

Le parole del direttore tecnico Tom Fowler chiariscono un punto fondamentale: siamo ancora in una fase intermedia. Nessuna versione definitiva, nessuna soluzione cristallizzata. Solo una piattaforma in evoluzione, sottoposta a uno stress test continuo su fondi duri e sconnessi, dove l’affidabilità conta quanto – se non più – della prestazione pura. Una scelta che racconta molto della filosofia Toyota: prima la sostanza, poi la velocità.

Eppure, il vero nodo non è tanto ciò che si vede, quanto ciò che ancora sfugge. Il passaggio dalle attuali Rally1 alle vetture 2027 rappresenta un salto concettuale profondo. Il regolamento si avvicina alla logica delle Rally2, riducendo prestazioni e complessità. Un cambio di paradigma che mette in crisi anche il linguaggio stesso dei piloti: come si valuta un’auto che, per definizione, sarà meno estrema di quella che si è guidata fino a ieri?
Non è un caso che Toyota abbia inizialmente scelto di affidarsi a collaudatori e profili meno “condizionati” dall’esperienza Rally1. Juho Hänninen ha fatto da apripista, offrendo indicazioni più neutrali, meno influenzate dal confronto diretto con le vetture attuali. Solo ora, con una base tecnica più solida, entrano in gioco i titolari: Solberg, Pajari, e – secondo indiscrezioni – anche Evans e Katsuta. Il loro contributo sarà decisivo, ma anche più complesso da interpretare.

Perché il rischio è proprio questo: confondere la perdita di performance con un difetto progettuale. Se le indiscrezioni dovessero trovare conferma – vetture 2027 persino più lente delle Rally2 – il WRC si troverebbe davanti a una svolta epocale. Una scelta che aprirebbe interrogativi profondi sullo spettacolo, sull’attrattiva e sull’identità tecnica della categoria.
In questo scenario, Toyota si muove come ha sempre fatto nei momenti chiave: senza clamore, ma con una direzione precisa. Non sta semplicemente costruendo un’auto, sta cercando di capire quale sarà il nuovo equilibrio tra prestazione, sostenibilità e accessibilità. E, come spesso accaduto nella sua storia, potrebbe essere proprio questa capacità di leggere il futuro a fare la differenza.

La polvere del Portogallo, oggi, nasconde più domande che risposte. Ma è lì, tra test anonimi e dati raccolti chilometro dopo chilometro, che prende forma il volto del WRC di domani. E Toyota, ancora una volta, sembra intenzionata a farsi trovare pronta.

Foto: fonte web

domenica 15 marzo 2026

KIMI ANTONELLI TRIONFA A SHANGHAI: L'ITALIA DELLA FORMULA 1 TORNA A VINCERE DOPO VENT'ANNI

Ci sono vittorie che valgono più dei 25 punti che portano in classifica. Vittorie che diventano simbolo, che segnano un prima e un dopo.

KIMI ANTONELLI
Il trionfo di Kimi Antonelli nel Gran Premio di Cina a Shanghai appartiene esattamente a questa categoria: il giorno in cui la Formula 1 ha ritrovato un pilota italiano sul gradino più alto del podio dopo vent’anni.

L’ultima volta era stato Giancarlo Fisichella nel Gran Premio della Malesia 2006. Un’altra epoca della Formula 1, un altro mondo. Nel frattempo il motorsport italiano ha vissuto promesse, illusioni, talenti che sembravano destinati a spezzare quel digiuno senza riuscirci davvero. Fino a oggi.

E la scena più vera, più potente, non è stata la pole del sabato né la gestione impeccabile della gara. 
È arrivata dopo la bandiera a scacchi: il microfono, le lacrime, la tensione che si scioglie tutta insieme. Perché dietro la prima vittoria di Antonelli non c’è soltanto un talento straordinario, ma anche il peso enorme di un sedile che scotta: quello lasciato libero da Lewis Hamilton.

Chi ha creduto davvero in lui è stato Toto Wolff.

Sostituire una leggenda con un diciannovenne non è una scelta prudente: è una scommessa. A Shanghai quella scommessa è stata vinta nel modo più spettacolare possibile. E con una di quelle ironie del destino che solo la Formula 1 sa regalare: proprio nel giorno della prima vittoria di Antonelli, Hamilton è salito per la prima volta sul podio con la Scuderia Ferrari.

Due storie che si incrociano. Due epoche che sembrano toccarsi per un attimo.

Ma la gara cinese non è stata soltanto una favola italiana. È stata anche un messaggio tecnico chiarissimo: la Mercedes-AMG Petronas Formula One Team oggi ha la macchina di riferimento. 
La W17 ha imposto un ritmo che gli altri non sono riusciti a sostenere, infliggendo un distacco pesante alla Ferrari. Se gli sviluppi non cambieranno drasticamente il quadro, il Mondiale rischia di trasformarsi in un affare interno tra Antonelli e George Russell.

Ed è qui che cambia la prospettiva. Fino a ieri l’obiettivo del giovane bolognese era imparare, crescere, accumulare esperienza. Dopo Shanghai non sarà più così. Quando vinci al secondo Gran Premio della stagione, la Formula 1 smette di trattarti come una promessa: ti considera un contendente.

Russell lo sa bene. Questo weekend è stato rallentato da qualche problema tecnico in qualifica e in gara ha dovuto prima liberarsi delle Ferrari. Quando ci è riuscito, Antonelli era ormai troppo lontano. Ma soprattutto ha capito una cosa: il suo compagno di squadra impara alla velocità della luce. In Mercedes la convivenza potrebbe presto trasformarsi in un duello vero.

Dietro, però, non stanno a guardare. 

La Ferrari non ha vinto, ma ha regalato uno dei momenti più belli della gara: il duello senza esclusione di colpi tra Hamilton e Charles Leclerc.

"Sportellate", incroci di traiettorie, sorpassi e controsorpassi. Battaglia dura ma corretta, esattamente quella che una squadra deve saper gestire quando ha due piloti ambiziosi.
Alla fine l’ha spuntata Hamilton, restando lucido nel momento decisivo e approfittando di un bloccaggio nel finale di Leclerc per prendersi un podio che inseguiva da oltre un anno. Non è una vittoria, ma è comunque un segnale: per lui, per la Ferrari e per gli equilibri interni della squadra.
Se la rossa dovesse riuscire a colmare il gap con Mercedes, quel duello potrebbe diventare un fattore nella corsa al titolo.

Il resto della griglia, invece, lascia Shanghai con più interrogativi che certezze. 

lI doppio ritiro della McLaren prima ancora del via – con Lando Norris e Oscar Piastri fermati da problemi elettrici – è stato uno shock tecnico difficilmente immaginabile alla vigilia. E anche il quattro volte campione del mondo Max Verstappen ha dovuto arrendersi ai guai della Red Bull Racing, ritirandosi a dieci giri dalla fine.

In mezzo a questo scenario si sono presi la scena anche due giovani da seguire con attenzione: Oliver Bearman, straordinario quinto con la Haas F1 Team, e Franco Colapinto, protagonista di una gara brillante fino all’incidente con Esteban Ocon.
Ma alla fine Shanghai ci lascia soprattutto un’immagine: un ragazzo italiano che piange sul podio mentre risuona l’inno. Un’immagine che il motorsport italiano aspettava da vent’anni.
Perché se è vero che l’ultimo campione del mondo italiano resta ancora Alberto Ascari nel 1953, è altrettanto vero che da oggi la Formula 1 ha una nuova storia da raccontare.
E il suo protagonista ha solo diciannove anni.

domenica 8 marzo 2026

RUSSELL - ANTONELLI, DOPPIETTA MERCEDES: MA LA FERRARI C'È

La nuova stagione di Formula 1 si apre con un’immagine che sa di passato e, allo stesso tempo, di futuro: le frecce d’argento davanti a tutti, ma con la Ferrari pronta a sfidarle curva dopo curva.

MERCEDES
Il Gran Premio d’Australia 2026, sul circuito semicittadino di Albert Park, ha consegnato alla Mercedes una doppietta che ha il sapore di una dichiarazione d’intenti: George Russell vince, Kimi Antonelli lo segue da vicino. Ma dietro quell’uno-due c’è molto più di una semplice fotografia della classifica.
Perché Melbourne non ha raccontato solo la forza della Mercedes. Ha raccontato anche che la Ferrari c’è.

Il via della stagione è stato tutt’altro che scontato.
Alla prima curva Charles Leclerc ha mostrato la determinazione di chi vuole cambiare la storia recente della Scuderia: scatto perfetto, leadership immediata e una battaglia vera con Russell nelle prime tornate. Una lotta intensa, aggressiva, quasi liberatoria dopo mesi di attesa. Per qualche giro, la sensazione è stata che la Ferrari potesse davvero mettere pressione alle Frecce d’argento.

Poi la gara ha preso una piega più strategica.

Le Virtual Safety Car e le scelte ai box hanno ridisegnato gli equilibri, con Mercedes pronta a sfruttare l’occasione e Ferrari che ha tentato di restare in pista per difendere la posizione. Alla distanza, però, la superiorità della W17 si è fatta sentire: Russell ha preso il comando e Antonelli ha completato la rimonta dopo una partenza complicata, riportando la squadra di Brackley dove storicamente ama stare — davanti a tutti.
Eppure, guardando oltre il risultato, il vero segnale arriva da Maranello.

Il terzo posto di Leclerc non è un semplice podio di circostanza. È il frutto di una SF-26 che, almeno nelle fasi iniziali della gara, ha dimostrato di poter lottare con la Mercedes. Ancora più interessante è stato il quarto posto di Lewis Hamilton. Lontano dai riflettori della vittoria ma vicino, molto vicino, al compagno di squadra. Dopo il 2025 difficile vissuto dal sette volte campione del mondo, la gara di Melbourne ha mostrato un pilota ritrovato: partenza aggressiva, ritmo solido e una costanza che mancava da tempo.

Dietro ai primi quattro, il distacco racconta un’altra storia: oltre 35 secondi separano il quartetto Mercedes-Ferrari dal resto del gruppo. Lando Norris e Max Verstappen chiudono rispettivamente quinto e sesto, lontani dalla battaglia per il podio. Segno che, almeno in questo avvio di stagione, la lotta al vertice sembra avere due protagonisti ben definiti.

E se Mercedes parte da favorita, Ferrari sembra finalmente avere le armi per restare nella partita.
Il campionato è lungo, Melbourne è solo il primo capitolo. Ma le sensazioni contano, soprattutto a marzo. La Mercedes ha ribadito la propria forza con una doppietta autoritaria. La Ferrari, però, ha fatto qualcosa di forse ancora più importante: ha dimostrato di poter guardare le Frecce d’argento negli occhi.
Ed è proprio da qui che può nascere la vera storia della stagione 2026.