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domenica 23 agosto 2026

FAGGIOLI FIRMA IL 15° TRIONFO A GUBBIO

Il 61° Trofeo Luigi Fagioli va a Simone Faggioli per la quindicesima volta. Di Fulvio e Torsellini completano il podio. Spettacolo e duelli sul filo dei centesimi in tutti i gruppi.










Il 61° Trofeo Luigi Fagioli, prima finale del Campionato Italiano Supersalita, ha celebrato ancora una volta il suo dominatore. Sul gradino più alto del podio di Gubbio è salito Simone Faggioli, davanti all’abruzzese Stefano Di Fulvio e al senese Mirko Torsellini. Un podio di grande prestigio, maturato al termine di una sfida che ha regalato spettacolo lungo i 4.150 metri della salita verso Madonna della Cima.

Per Faggioli è arrivata la quindicesima vittoria al Trofeo Luigi Fagioli, un traguardo che racconta meglio di qualsiasi aggettivo la dimensione del campione toscano. Il primo successo sul percorso eugubino risale al 2001 e, da allora, il legame tra il campione fiorentino e le strade di Gubbio non si è mai interrotto. Un rapporto lungo venticinque anni, impreziosito da quindici trionfi.

Al volante della Nova Proto NP01 Zytek 3000, Faggioli ha imposto il proprio ritmo in entrambe le salite. 
In gara 1 ha fermato il cronometro sull’1’35”95, migliorandosi ulteriormente nella seconda manche con 1’35”37. Il tempo aggregato di 3’11”32 gli ha consegnato un successo netto e, soprattutto, l’ennesima pagina di storia nella cronoscalata eugubina.

Alle sue spalle, invece, la battaglia è stata decisamente più serrata. Stefano Di Fulvio ha conquistato il secondo posto per una manciata di centesimi, riuscendo a precedere Mirko Torsellini al termine di due salite combattute fino all’ultimo metro. Un confronto da applausi, con i due separati da un margine minimo e capaci di tenere vivo l’interesse per il podio fino alla bandiera a scacchi.

La lotta per le posizioni di vertice ha coinvolto anche i due siciliani Samuele Cassibba e Francesco Conticelli, rispettivamente quarto e quinto assoluto, entrambi protagonisti con le Nova Proto NP01. 
I due hanno mostrato una progressione importante, confermandosi ormai stabilmente tra i grandi protagonisti della Supersalita. Sesto posto per Franco Caruso, ancora una volta al volante di una Nova Proto, mentre alle sue spalle si è sviluppato il duello delle Osella PA30: Luigi Fazzino ha chiuso settimo, precedendo Achille Lombardi.

La nona posizione assoluta ha premiato Giancarlo Maroni Jr., primo di classe 2000 con la Nova Proto turbo, mentre il francese Sébastien Petit ha completato la top ten con la Nova Proto motorizzata Zytek. Dieci nomi, dieci storie diverse, ma un denominatore comune: un livello tecnico e agonistico sempre più elevato.

Subito fuori dalla top ten, però, è arrivata una delle notizie più significative dell'intero weekend. Andrea Di Caro ha chiuso undicesimo assoluto, conquistando per la terza volta consecutiva il titolo italiano nel gruppo Motori Moto classe 1600. 

Un risultato straordinario, perché il pilota di Caltanissetta ha centrato anche l’ennesima vittoria consecutiva, confermandosi imbattuto al volante della NP03. Il terzo tricolore di fila è la certificazione di una superiorità costruita gara dopo gara e diventata ormai una costante della categoria.

Alle sue spalle ha brillato Filippo Ferretti, primo pilota umbro al traguardo del Trofeo Fagioli 2026. Al volante della Wolf GB08 Thunder, l’orvietano ha conquistato anche il Trofeo Mauro Rampini e il secondo posto nel gruppo Motori Moto. Terza posizione per il toscano Michele Gregori con la NP03. Non ha invece preso il via Michele Puglisi: il giovane etneo, grande protagonista nelle prove, è stato fermato da un problema al propulsore della sua NP03 dopo la prima ricognizione di sabato.

Nel gruppo CN il confronto era annunciato e ha mantenuto le promesse. Il leader ciociaro Alberto Scarafone e il bolognese Marco Capucci si sono affrontati senza risparmiarsi. Capucci ha avuto la meglio in gara 1 per appena otto centesimi e si è ripetuto nella seconda salita. Per Scarafone, però, il finale è stato amaro: un’uscita di strada lo ha costretto al ritiro in gara 2. Un episodio che non ha comunque cancellato quanto costruito nel campionato, permettendo al pilota ciociaro di confermarsi campione italiano di categoria.

Ancora tutto da decidere, invece, nel gruppo E2SH. Manuel Dondi ha sfruttato al meglio il weekend di Gubbio conquistando la vittoria con la Fiat X1/9 Alfa Romeo e riducendo le distanze dal leader tricolore Marco Gramenzi. Il teramano ha chiuso secondo con la spettacolare Alfa 4C silhouette spinta dal motore Judd, mentre sul terzo gradino è salito il rientrante maceratese Abramo Antonicelli con la Bmw M3. Il campionato, dunque, resta apertissimo e il prossimo appuntamento promette un autentico testa a testa.

Nel gruppo GT ha invece dettato legge il campione in carica Lucio Peruggini, nuovamente campione della GT SuperCup Divisione I. La Ferrari 296 Challenge del pilota ha dominato la scena, mentre l’atteso duello con Marco Iacoangeli è stato condizionato da un testacoda in gara 1. Il pilota romano, al volante della Bmw Z4, ha dovuto così lasciare spazio anche nella classe GT3, conquistata dal bresciano Ilario Bondioni con la Lamborghini Huracan GT3.

Bondioni ha chiuso terzo nell’aggregata assoluta del gruppo, alle spalle di Peruggini e di un efficace Giuseppe D’Angelo, secondo con la Ferrari 488 Challenge Evo. Per Iacoangeli è arrivata comunque la soddisfazione del titolo italiano GT3. Weekend più complicato, invece, per Michele Fattorini: l’orvietano è stato costretto al ritiro in gara 1, ma ha reagito con un’ottima top five in gara 2, mostrando indicazioni interessanti nel suo esordio al volante della Ferrari 296 Challenge.

Tra le Turismo TCR la sorpresa è stata Emidio Luzi. Il marchigiano ha portato la Seat Leon Cupra davanti a tutti, approfittando anche del problema che ha fermato Gianluca De Masi. Il pilota della Hyundai i30, velocissimo nelle prove di sabato e secondo in gara 1, è stato costretto allo stop, lasciando strada a Selina Prantl. La giovane altoatesina, al volante della Volkswagen Golf, ha conquistato il secondo posto di gruppo e anche la vittoria di classe DSG. Terzo Antonio Scorza con la Seat Leon Cupra.

In E1 è arrivata una domenica di conferme. Giuseppe Aragona ha trasformato la leadership tricolore in un’altra vittoria, imponendosi con la sua estrema Golf 7 motorizzata Audi. Il successo consente al cosentino di Villapiana di allungare ulteriormente in campionato. Alle sue spalle Alessandro Tortora ha conquistato un brillante secondo posto e la vittoria di classe 3000 con la Peugeot 106 turbo, precedendo la versione aspirata di Valerio Magliano, migliore tra le 1600.

Se in E1 il copione è stato quello della conferma, nei gruppi Racing Start lo spettacolo è stato decisamente più incerto.

In RS Cup Salvatore Tortora, fratello di Alessandro, ha compiuto un altro passo importante verso il titolo. Dopo essere stato battuto in gara 1 da Francesco Savoia per appena 33 centesimi, il pugliese ha reagito nella seconda salita, ribaltando la situazione e precedendo sul traguardo proprio il rivale diretto. Terza posizione per l’eugubino Kristian Fiorucci, anche lui al volante di una Peugeot 308. Un confronto che sintetizza alla perfezione il livello di equilibrio della categoria.

In RS Plus Giovanni Angelini ha invece chiuso definitivamente i conti. Il perentorio successo del pilota gli ha consegnato il titolo 2026, approfittando anche della giornata difficile del diretto rivale Giovanni Tagliente, al volante della Seat Leon. Sul podio di gruppo sono saliti Andrea Currenti e Fabio Titi, entrambi protagonisti con le Peugeot 106 aspirate.

E poi c’è stata la sfida che più di ogni altra ha fatto sorridere il pubblico: quella della RS Turbo. Il derby cosentino tra Salvatore Mondino e Antonio Aquila è finito con un autentico pareggio. I due piloti, entrambi su Seat Leon ST, hanno conquistato una vittoria a testa e, al termine delle due manche, hanno chiuso con lo stesso identico tempo aggregato: 4’17”31. Un equilibrio assoluto, quasi impossibile da immaginare in una gara di velocità in salita. A completare il podio di gruppo è stato Cosimo Laghezza con la Peugeot 308, risultato che gli ha permesso di conquistare la coppa di classe 1600.

Infine, tra le RS aspirate, il successo è andato al salernitano Francesco Paolo Cicalese con la Honda Civic. A contendergli la vittoria fino in fondo è stato l’umbro di Todi Lodovico Manni, secondo con la Renault Clio. Terzo l’eugubino Riccardo Pascolini con la Citroen Saxo, mentre il quarto posto è bastato a Paolo Scarpelli per mettere le mani sul suo primo titolo italiano. Il pilota cosentino di Castrovillari, leader tricolore, ha amministrato il vantaggio e ha potuto festeggiare lo scudetto al volante della Peugeot 106.

Gubbio consegna dunque una fotografia precisa della Supersalita italiana: Faggioli continua a scrivere la storia, ma dietro al fuoriclasse toscano la lotta è sempre più serrata. Podi decisi sul filo dei centesimi, titoli conquistati e altri ancora in bilico, duelli tra giovani promesse e campioni affermati. Il Trofeo Luigi Fagioli non è stato soltanto una finale: è stata la dimostrazione di quanto sia viva, combattuta e spettacolare la velocità in salita italiana.




domenica 9 agosto 2026

DI FULVIO DOMINA LE SVOLTE DI POPOLI

Il pilota teatino trionfa con la Nova Proto NP 01 nella 64ª edizione della cronoscalata abruzzese, precedendo Farris e Dellamaria.


Ci sono gare che si limitano a consegnare un vincitore e altre che, invece, raccontano qualcosa di più. La 64ª Svolte di Popoli appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Perché la cronoscalata abruzzese, prova del Campionato Italiano Velocità Montagna, non è soltanto una sfida contro il cronometro: è un confronto diretto tra uomini, macchine e una strada che non concede margini di errore.

A Popoli ogni curva ha il proprio peso, ogni traiettoria può diventare decisiva e ogni piccola sbavatura si trasforma inevitabilmente in secondi persi. È proprio su questo terreno che Stefano Di Fulvio ha costruito una vittoria netta e autorevole, portando la sua Nova Proto NP 01 al vertice con il tempo complessivo di 6'20"03.

Non è stata semplicemente una vittoria: è stata un'affermazione di forza. Di Fulvio ha imposto il proprio ritmo nei momenti decisivi, riuscendo a fare la differenza quando la gara chiedeva precisione, coraggio e capacità di interpretare ogni metro del percorso. Il distacco inflitto agli avversari racconta la superiorità del vincitore, ma non rende meno interessante una competizione che, alle sue spalle, ha offerto spunti di grande interesse.

Il secondo posto di Farris, sulla Wolf GB 08 Mistral, merita infatti una lettura tutt'altro che riduttiva. I 23"21 accusati da Di Fulvio rappresentano un divario significativo, ma vanno contestualizzati anche alla luce del confronto tra una vettura di classe 2000 e la Nova Proto 3000 del vincitore. Farris è stato comunque il principale antagonista della giornata e ha dimostrato di possedere velocità, consistenza e soprattutto l'ambizione necessaria per stare stabilmente nelle zone nobili della classifica.

Ancora più interessante, per certi versi, è il terzo posto di Dellamaria, autore di una prestazione convincente con la Wolf GB 08 Thunder 1600. Il suo ritardo di 46"27 non cancella il valore di un risultato che conferma quanto le vetture di questo tipo possano essere competitive anche su un palcoscenico impegnativo come quello di Popoli.

Alle sue spalle ha chiuso Ferragina, quarto assoluto con la Elia Avrio ST09, staccato di 54"36. Poi le Ferrari: quinta la 488 Evo di D'Angelo, a 55"82, e sesta la 296 di Gabrielli, con un ritardo di 1'02"04.

Ed è proprio qui che Popoli dimostra ancora una volta di essere molto più di una semplice graduatoria. La cronoscalata è uno degli ultimi luoghi del motorsport nei quali possono convivere filosofie tecniche profondamente diverse. Prototipi nati per aggredire la montagna, vetture specialistiche, sportive di altissimo livello e automobili che portano con sé una tradizione tecnica e commerciale completamente differente si ritrovano tutte sulla stessa linea di partenza, accomunate da un solo giudice: il cronometro.

La settima posizione di Scarafone, con l'Osella PA 21, aggiunge un altro tassello a questo mosaico. È la testimonianza di una tradizione, quella delle Osella nelle cronoscalate, che continua a trovare nelle Svolte di Popoli un terreno naturale per esprimere il proprio carattere.

Poi la classifica si apre ulteriormente alla varietà. Tortora, ottavo con la Peugeot 308 a 1'20"50, precede Nappi, nono con l'Aston Martin Vantage a 1'22"27. A chiudere la top ten è Stipani, decimo sulla Peugeot 106, a 1'31"71 dal vincitore.

Dieci posizioni, dieci interpretazioni diverse della velocità in salita. Ed è forse questo il vero fascino di Popoli.

La vittoria di Di Fulvio resterà giustamente al centro della cronaca, perché il pilota teatino ha dimostrato di avere qualcosa in più rispetto alla concorrenza. Ma la 64ª edizione delle Svolte racconta anche un'altra storia: quella di una specialità capace di conservare una straordinaria identità tecnica e agonistica, proprio mentre il motorsport moderno tende sempre più all'omologazione.

In salita non esistono alibi. Non ci sono strategie ai box che possano raddrizzare una traiettoria sbagliata, né lunghi stint nei quali recuperare il tempo perduto. Ci sono pochi chilometri, due salite e un cronometro.

A Popoli, questa volta, il cronometro ha parlato chiaro. E ha detto Stefano Di Fulvio.

domenica 2 agosto 2026

CARUSO DOMINA LA VITTORIO VENETO-CANSIGLIO: UNA VITTORIA D'AUTORE SULLE MONTAGNE TREVIGIANE

Il pilota siciliano firma una doppia prestazione impeccabile e conquista la 43ª edizione della cronoscalata. Denny Zardo assoluto protagonista tra le vetture storiche.









La 43ª edizione della cronoscalata Vittorio Veneto-Cansiglio ha regalato spettacolo, tecnica e adrenalina lungo i 5.930 metri della Strada Provinciale 422, il suggestivo tracciato che collega Fregona a Valsalega.

La gara, organizzata dall'Automobile Club Treviso, valida per il Campionato Italiano Velocità Montagna Zona Nord, ha confermato ancora una volta il prestigio di una competizione capace di esaltare talento, precisione e coraggio, mettendo i migliori specialisti delle cronoscalate di fronte a una prova impegnativa e altamente selettiva.

A prendersi la scena è stato Franco Caruso, autentico dominatore del weekend. Il pilota siciliano, al volante della Nova Proto NP01 3000, ha costruito il successo con due manche praticamente perfette, dimostrando un passo irraggiungibile per gli avversari. 

Già nella prima salita Caruso ha imposto il proprio ritmo fermando il cronometro in 2'46"83, precedendo Diego Degasperi, su Norma M20 FC, di 2"10 e Federico Liber, su Nova Proto NP01-2, di 3"66.

Nella seconda manche il copione non è cambiato. Caruso ha confermato tutta la sua superiorità, abbassando ulteriormente il riferimento con un eccellente 2'46"18. Alle sue spalle Degasperi ha contenuto il distacco in 1"44, mentre Liber ha chiuso nuovamente terzo a 3"37. 

La somma dei tempi ha così consegnato al siciliano una vittoria netta con il tempo complessivo di 5'33"01, frutto di una prestazione autoritaria e di una gestione impeccabile delle due salite. Un successo che conferma il valore del pilota e la competitività del binomio con la Nova Proto, sempre più punto di riferimento nelle gare in salita.

Alle spalle del vincitore, Diego Degasperi ha confermato la propria competitività con due manche molto regolari, mentre Federico Liber ha completato il podio assoluto mantenendo un ritmo costante e restando sempre tra i protagonisti della competizione.

Grande interesse anche tra le vetture storiche, dove Denny Zardo ha lasciato il segno con una prestazione di assoluto livello. Al volante della Giada T118 ha conquistato entrambe le manche, imponendosi nella prima in 3'13"37 davanti alla Porsche 935 di Giuseppe Gallusi, staccato di 29 secondi. Nella seconda salita Zardo è riuscito persino a migliorare la propria prestazione, fermando il cronometro in 3'06"35 e ampliando ulteriormente il margine su Gallusi, secondo a 35"99, confermando una superiorità mai messa in discussione.

La Vittorio Veneto-Cansiglio si conferma così uno degli appuntamenti più affascinanti del panorama delle cronoscalate italiane, capace di unire una tradizione consolidata a un percorso tecnico che continua a premiare i migliori interpreti della specialità. L'edizione numero 43 va in archivio nel segno di Franco Caruso, autore di una prestazione di altissimo profilo che resterà tra le immagini simbolo della stagione del Campionato Italiano Velocità Montagna Zona Nord.