Il fiorentino della Best Lap trionfa alla 71ª Coppa Nissena con la Nova Proto in 1’59”92 e conquista il ventesimo titolo italiano assoluto. Di Fulvio e Cassibba completano il podio. La giornata siciliana segnata anche dal momento di paura per l’incidente di Kadija Mourtaji a pochi metri dal traguardo.
Ci sono vittorie che appartengono alla cronaca di una gara e altre che, invece, entrano direttamente nella storia dello sport. Quella conquistata da Simone Faggioli alla 71ª Coppa Nissena appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Il pilota fiorentino della Best Lap, al volante della Nova Proto, ha scritto un’altra pagina straordinaria della sua carriera, conquistando il ventesimo titolo tricolore assoluto della sua inimitabile parabola agonistica.
Venti campionati italiani. Un numero che, da solo, racconta la dimensione di un campione capace, per oltre vent’anni, di rimanere ai vertici delle cronoscalate, attraversando epoche tecniche differenti, regolamenti cambiati e generazioni di avversari. A Caltanissetta, Faggioli ha messo ancora una volta in campo quella miscela di velocità, esperienza e freddezza che lo ha reso un riferimento assoluto della specialità.
Il tempo parla chiaro: 1’59”92, alla media di 163,6 km/h. Una prestazione che gli ha consegnato la vittoria in gara 1 e, soprattutto, il titolo numero venti. La zampata decisiva è arrivata proprio nell’ultimo transito utile sul difficile tracciato siciliano, quando ogni dettaglio poteva fare la differenza.
Alle sue spalle, però, non è mancato lo spettacolo.
Alle loro spalle, la classifica ha visto Mirko Torsellini al quarto posto e Achille Lombardi quinto, mentre Luigi Fazzino ha concluso sesto. Settima posizione per Franco Caruso, con un distacco di 5”29. Ottavo e primo della classe 2000, Salvatore Miccichè, seguito da Francesco Leogrande e Antonino Salamone, rispettivamente nono e decimo.
Una gara che, però, non può essere raccontata soltanto attraverso tempi, classifiche e titoli. Perché la cronaca della Coppa Nissena è stata improvvisamente attraversata anche dalla paura, a causa di un violento incidente avvenuto proprio sulla linea del traguardo.
La Ferrari 296 Challenge condotta da Kadija Mourtaji, portacolori della RO Racing, è uscita di strada a pochi metri dal finish, andando a colpire l’impalcatura del traguardo e i palchetti riservati alla direzione gara. La pilota non ha riportato traumi. Tra il pubblico e il personale della competizione sportiva ci sarebbero stati alcuni feriti lievi, trasportati dal personale sanitario all’Ospedale Sant’Elia.
La direzione di gara ha sospeso la manifestazione per alcune ore per consentire i rilievi e la messa in sicurezza della zona, per poi, nel primo pomeriggio, riprendere regolarmente la competizione.
Sono quei momenti che ricordano, con una brutalità impossibile da ignorare, quanto sottile possa essere il confine tra la spettacolarità delle corse e il pericolo. Dieci metri. Soltanto dieci metri dalla bandiera a scacchi, dal sollievo di aver completato una salita, dalla celebrazione di una prestazione. E invece, improvvisamente, il rombo del motore lascia spazio alla preoccupazione, agli uomini della sicurezza che si precipitano sul posto, all’attesa di notizie.
È questa la doppia anima delle cronoscalate: da una parte il fascino assoluto della velocità, la precisione millimetrica, la sfida contro il cronometro; dall’altra, l’inevitabile consapevolezza che ogni curva, ogni frenata e ogni accelerazione richiedono rispetto e massima attenzione.
La giornata nissena ha avuto anche altri verdetti tricolori. Salvatore Tortora, al volante della Peugeot 308 Cup, ha conquistato il titolo italiano nel Gruppo Racing Cup grazie alla vittoria in gara 1. Salvatore Mondino, su Seat Leon Station Wagon, ha invece centrato il titolo nel Gruppo Racing Start Turbo. Un risultato maturato al termine di una gara d’attacco e favorito dal rallentamento del diretto rivale Antonio Aquila, protagonista di una toccata con la sua Seat Leon SW.
Poi, però, il cielo ha imposto la sua legge. La pioggia battente ha reso impossibile disputare gara 2 e la seconda salita è stata annullata. Una decisione inevitabile, perché quando l’asfalto non offre più le necessarie condizioni di sicurezza, il cronometro deve necessariamente fermarsi.
E così la 71ª Coppa Nissena consegna alla storia soprattutto un nome e un numero: Simone Faggioli, venti titoli italiani. Un’impresa che va oltre il singolo risultato e che certifica una longevità agonistica rarissima.
Ma consegna anche un’altra immagine, molto meno celebrativa: quella di una Ferrari che, a pochi metri dall’arrivo, perde aderenza e trasforma in un istante una giornata di festa in un momento di apprensione.
È il motorsport, nella sua forma più autentica e contraddittoria: la gloria e la paura, il cronometro e l’imprevisto, il trionfo di un campione e la fragilità di un attimo. È il fascino assoluto della velocità, quella stessa velocità che regala emozioni, scrive record e consegna alla storia imprese come quella di Simone Faggioli, ma che impone sempre rispetto, attenzione e consapevolezza del rischio.
Perché in una cronoscalata, prima ancora di una coppa o di un titolo, c’è una sfida contro il tempo e contro se stessi. E alla 71ª Coppa Nissena, tra il ventesimo tricolore di Faggioli, la pioggia e quei dieci metri di paura prima del traguardo, il motorsport ha mostrato ancora una volta tutte le sue facce.


