Il pilota teatino trionfa con la Nova Proto NP 01 nella 64ª edizione della cronoscalata abruzzese, precedendo Farris e Dellamaria.
Ci sono gare che si limitano a consegnare un vincitore e altre che, invece, raccontano qualcosa di più. La 64ª Svolte di Popoli appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Perché la cronoscalata abruzzese, prova del Campionato Italiano Velocità Montagna, non è soltanto una sfida contro il cronometro: è un confronto diretto tra uomini, macchine e una strada che non concede margini di errore.
Non è stata semplicemente una vittoria: è stata un'affermazione di forza. Di Fulvio ha imposto il proprio ritmo nei momenti decisivi, riuscendo a fare la differenza quando la gara chiedeva precisione, coraggio e capacità di interpretare ogni metro del percorso. Il distacco inflitto agli avversari racconta la superiorità del vincitore, ma non rende meno interessante una competizione che, alle sue spalle, ha offerto spunti di grande interesse.
Il secondo posto di Farris, sulla Wolf GB 08 Mistral, merita infatti una lettura tutt'altro che riduttiva. I 23"21 accusati da Di Fulvio rappresentano un divario significativo, ma vanno contestualizzati anche alla luce del confronto tra una vettura di classe 2000 e la Nova Proto 3000 del vincitore. Farris è stato comunque il principale antagonista della giornata e ha dimostrato di possedere velocità, consistenza e soprattutto l'ambizione necessaria per stare stabilmente nelle zone nobili della classifica.
Ancora più interessante, per certi versi, è il terzo posto di Dellamaria, autore di una prestazione convincente con la Wolf GB 08 Thunder 1600. Il suo ritardo di 46"27 non cancella il valore di un risultato che conferma quanto le vetture di questo tipo possano essere competitive anche su un palcoscenico impegnativo come quello di Popoli.
Alle sue spalle ha chiuso Ferragina, quarto assoluto con la Elia Avrio ST09, staccato di 54"36. Poi le Ferrari: quinta la 488 Evo di D'Angelo, a 55"82, e sesta la 296 di Gabrielli, con un ritardo di 1'02"04.
Ed è proprio qui che Popoli dimostra ancora una volta di essere molto più di una semplice graduatoria. La cronoscalata è uno degli ultimi luoghi del motorsport nei quali possono convivere filosofie tecniche profondamente diverse. Prototipi nati per aggredire la montagna, vetture specialistiche, sportive di altissimo livello e automobili che portano con sé una tradizione tecnica e commerciale completamente differente si ritrovano tutte sulla stessa linea di partenza, accomunate da un solo giudice: il cronometro.
La settima posizione di Scarafone, con l'Osella PA 21, aggiunge un altro tassello a questo mosaico. È la testimonianza di una tradizione, quella delle Osella nelle cronoscalate, che continua a trovare nelle Svolte di Popoli un terreno naturale per esprimere il proprio carattere.
Poi la classifica si apre ulteriormente alla varietà. Tortora, ottavo con la Peugeot 308 a 1'20"50, precede Nappi, nono con l'Aston Martin Vantage a 1'22"27. A chiudere la top ten è Stipani, decimo sulla Peugeot 106, a 1'31"71 dal vincitore.
Dieci posizioni, dieci interpretazioni diverse della velocità in salita. Ed è forse questo il vero fascino di Popoli.
La vittoria di Di Fulvio resterà giustamente al centro della cronaca, perché il pilota teatino ha dimostrato di avere qualcosa in più rispetto alla concorrenza. Ma la 64ª edizione delle Svolte racconta anche un'altra storia: quella di una specialità capace di conservare una straordinaria identità tecnica e agonistica, proprio mentre il motorsport moderno tende sempre più all'omologazione.
In salita non esistono alibi. Non ci sono strategie ai box che possano raddrizzare una traiettoria sbagliata, né lunghi stint nei quali recuperare il tempo perduto. Ci sono pochi chilometri, due salite e un cronometro.
A Popoli, questa volta, il cronometro ha parlato chiaro. E ha detto Stefano Di Fulvio.
