La 42ª cronoscalata bellunese regala adrenalina e grande spettacolo: cadono i primati storici sul tracciato che da Pedavena conduce alla località Pian d'Avena, tra la sfortuna di Caruso e prestazioni straordinarie.
Record, adrenalina e duelli sul filo dei decimi: la 42ª Pedavena–Croce d’Aune incorona Diego Degasperi e manda in archivio un’edizione ricca di primati e colpi di scena.
Ci sono gare che si limitano a consegnare un vincitore. E poi ci sono gare che, oltre al vincitore, consegnano alla storia una nuova pagina. La 42ª Pedavena–Croce d’Aune appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
La salita verso il Valico del Croce d’Aune, ancora una volta, ha fatto ciò che meglio sa fare: mettere uomini e macchine di fronte ai propri limiti. Una sfida nella quale non basta avere cavalli, talento o coraggio. Servono precisione, lucidità, sensibilità e quella capacità quasi istintiva di interpretare ogni curva, ogni cambio di ritmo, ogni centimetro d’asfalto. È questa la natura delle cronoscalate: il cronometro non concede alibi e la montagna non regala nulla.
La seconda manche ha acceso definitivamente una competizione già ricca di tensione, fino a trasformarla in un concentrato di adrenalina. E, soprattutto, ha consegnato alla Pedavena–Croce d’Aune un nuovo protagonista nell’Olimpo delle salite.
Degasperi, il giorno del record
Dopo una prima manche già straordinaria, il pilota ha trovato nella seconda la prestazione perfetta: 1'50"80, sei centesimi meglio del riferimento precedente, per un tempo complessivo di 3'41"66.
Un risultato che assume un peso ancora maggiore se inserito nella storia recente della gara. Il primato assoluto che apparteneva a Simone Faggioli, fissato nel 2023 in 1'58"74, è stato infatti superato. Un record che sembrava destinato a resistere e che invece ha trovato, sulla salita bellunese, un nuovo padrone.
È il fascino crudele delle cronoscalate: un numero può rimanere inciso per anni, fino a quando qualcuno non trova la combinazione perfetta tra vettura, condizioni e prestazione. Quel qualcuno, questa volta, è stato Degasperi.
Sul fronte opposto, la giornata ha avuto un sapore amarissimo per Franco Caruso. Dopo le difficoltà della prima manche, anche la seconda si è conclusa con un ritiro. La Pedavena, ancora una volta, ha mostrato il suo volto più severo: quando qualcosa si rompe o sfugge al controllo, non esiste una seconda possibilità.
Una pioggia di record
Ma il primato assoluto non è stato l'unico record a cadere.
Damiano Schena, con la Nova Proto NP03 motorizzata Aprilia, ha stabilito il nuovo riferimento nella categoria delle vetture con motore motociclistico, fermando il cronometro a 1'58"48.
E poi c'è Romy Dall’Antonia, protagonista di una prestazione che vale qualcosa in più del semplice risultato numerico: finalmente è arrivato il muro dei 2'06", abbattuto con una prova personale e di classe destinata a essere ricordata.
Sono proprio questi risultati a raccontare quanto una cronoscalata non sia mai soltanto la sfida per la vittoria assoluta. Dietro il nome del vincitore esiste una costellazione di piloti che combattono contro avversari, record, categorie e, soprattutto, contro il proprio cronometro.
La sfida nella sfida
E la Pedavena–Croce d’Aune ha regalato spettacolo anche nelle battaglie più ravvicinate.
Tra le più sentite, quella tutta bellunese tra le Škoda di Veronese e Sartor, una sfida giocata sul filo dei decimi e capace di accendere ulteriormente il pubblico e l'atmosfera della gara.
Ma, guardando la classifica assoluta, il pilota bellunese più veloce è stato Fabrizio Vettorel, autore di una prestazione di grande rilievo al volante della Ferrari 488 Challenge Evo. Il suo 4'29"21 gli è valso il 19° posto assoluto, confermando ancora una volta la competitività di un interprete capace di portare la propria vettura ai vertici della graduatoria.
La montagna non fa sconti
È questo, in fondo, il motivo per cui la Pedavena–Croce d’Aune continua a conservare un fascino particolare.
In un'epoca nella quale il motorsport è sempre più sofisticato, analizzato e misurato, le cronoscalate conservano una componente quasi primordiale. C'è una strada che sale, un cronometro che corre e un pilota chiamato a trovare il limite senza oltrepassarlo.
La 42ª edizione ha raccontato proprio questo equilibrio precario. Ha regalato record, ritiri, duelli ravvicinati e prestazioni capaci di spostare più in alto l'asticella della storia. Ha premiato chi ha saputo osare, ma ha ricordato anche quanto sottile possa essere il confine tra il capolavoro e l'errore.
E forse è proprio qui che risiede l'essenza della Pedavena–Croce d’Aune: una gara che non promette nulla e concede tutto a chi riesce a conquistarla.
Questa volta, il premio più grande è andato a Diego Degasperi. Il suo nome è ora scritto accanto a quelli che hanno fatto la storia della salita. Ma la vera vincitrice, ancora una volta, è stata la montagna.
Foto: fonte web

